Il Teatro Verdi licenzia il direttore Ferrazza

Venuto meno il rapporto fiduciario, il commissario Orazi ha firmato la lettera di risoluzione del contratto col responsabile agli Affari generali portato da Calenda
Di Paola Bolis
Lasorte Trieste 16/11/10 - Ridotto Teatro Verdi, Presentazione Nuovo Sovrintendente, Antonio Calenda
Lasorte Trieste 16/11/10 - Ridotto Teatro Verdi, Presentazione Nuovo Sovrintendente, Antonio Calenda

Sul sito web del Teatro Verdi figura come il direttore agli affari generali. Ma all’indirizzo di Giuseppe Ferrazza il commissario straordinario della Fondazione Claudio Orazi ha inviato una lettera per annunciargli la risoluzione contrattuale del rapporto con il Teatro. Una lettera di recesso, un’azione - quella avviata da Orazi - che sarebbe nata dall’essere venuto meno il rapporto fiduciario con Ferrazza.

È questo dunque l’epilogo dell’incarico triestino affidato nel novembre del 2010 al dirigente che l’allora neosovrintentente e direttore artistico Antonio Calenda volle accanto a sé («di lui mi fido ciecamente») e che al decadere di Calenda in virtù del commissariamento della Fondazione precipitata nel baratro economico (23 milioni di debito patrimoniale, oltre 4 di rosso nel bilancio consuntivo 2010) è rimasto al suo posto con un contratto di collaborazione professionale rinnovabile a scadenza. Per decenni funzionario ministeriale con responsabilità nella lirica, poi presidente dell’Eti (Ente teatrale italiano), commissario straordinario del Carlo Felice di Genova dal 2008 al 2010, nominato nel 2011 vicepresidente dell’Anfols (l’associazione nazionale delle Fondazioni liriche e sinfoniche) Ferrazza - quando Calenda ne aveva annunciato l’arrivo - era stato oggetto di una pesante lettera firmata da Cgil, Cisl e Uil (ma non dalla Fials, che se ne era dissociata) che esprimeva «parere negativo su una» sua «qualsiasi nomina all’interno del nostro teatro»; il diniego si estendeva «alla creazione di qualsiasi ruolo direttivo non previsto dalla pianta organica che oltre a gravare sul bilancio non gioverebbe certo a una efficiente amministrazione». Di più: le tre organizzazioni sindacali ricordavano nella missiva indirizzata all’allora sindaco Dipiazza, ai consiglieri di amministrazione e al sovrintendente come «è noto che l’Eti è stato chiuso e, nonostante il mandato di risanamento che normalmente hanno i commissari straordinari, i dipendenti della Fondazione di Genova hanno dichiarato che “il commissariamento di Ferrazza è stato uno dei grandi mali, ne siamo usciti - hanno detto - con un debito maggiore di quello che avevamo prima del suo arrivo”».

Ferrazza comunque si era insediato. Ed è rimasto, pendolare tra Roma, la sua città, e Trieste. E mentre ancora lo scorso luglio il dirigente definiva «remota» l’ipotesi del commissariamento, nello stesso periodo in una seduta del consiglio di amministrazione il sindaco Cosolini aveva richiamato tanto Calenda quanto Ferrazza a un maggiore impegno nella gestione quotidiana della Fondazione. Con l’arrivo di Orazi, a quanto pare, le cose non sono andate meglio. Anzi. Malgrado le aperture del commissario, sarebbe apparsa chiara la scarsa collaborazione da parte del direttore agli affari generali al lavoro svolto da Orazi in accordo con il sindaco. In teatro gira voce di una prima lettera di risoluzione del contratto redatta a fine novembre 2011 ma misteriosamente mai giunta a destinazione. E ancora, si parla di una riunione tenuta la scorsa settimana dal commissario con i dirigenti, nel corso della quale Ferrazza avrebbe dato la stura a un vivo alterco con Orazi. Come che sia, la risoluzione contrattuale ora è stata formalizzata. «Non ne so nulla, sto a Roma, nessuno mi ha comunicato alcunché», è il laconico commento dell’interessato raggiunto ieri pomeriggio telefonicamente. Nella capitale, appunto.

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