Il tempio della moda a prezzi da discount amplia la sede storica e apre in versione “XL”

la storiaOltre 800 metri quadrati di negozio, tra migliaia di capi di abbigliamento e accessori. Mirella, il famoso bazar a basso costo in Corso Cavour, da qualche giorno ha raddoppiato lo spazio di...

la storia



Oltre 800 metri quadrati di negozio, tra migliaia di capi di abbigliamento e accessori. Mirella, il famoso bazar a basso costo in Corso Cavour, da qualche giorno ha raddoppiato lo spazio di vendita, diventando il più grande punto commerciale del settore presente nel Borgo Teresiano. La decisione di ingrandirsi era stata preceduta nelle settimane scorse dalla comparsa di nuove vetrofanie sulle vetrine accanto a quelle del tradizionale locale, poi seguite dall’avvio vero e proprio dei lavori per allestire gli spazi destinati a ospitare il “Mirella bis”.

D’altra parte che gli affari andassero bene, anzi molto bene, era noto e la titolare non ne aveva mai fatto mistero. Un momento d’oro per gli affari testimoniato dall’afflusso incessante di clienti, donne soprattutto, che affollano stanze, corridoi e camerini, tra maglioni, vestiti, scarpe, biancheria, giubbotti, abiti per bambini e borse stipate ovunque. Invariato nella sede “XL” l’orario no-stop: su le saracinesche alle 6 del mattino e giù alle 19, chiusura che slitta spesso fino alle 19.30 o anche più tardi, perché far uscire tutte le amanti dello shopping dai camerini non è cosa semplice. Ed è frequente la fila fuori dal negozio ancora prima dell’apertura, in particolare al sabato, quando sono tante le acquirenti in arrivo anche da Slovenia e Croazia. Molte di loro, partire all’alba da casa, attendono pazienti sui gradini di corso Cavour già dalle 5.30 in attesa di potersi accaparrare capi di ogni tipo in vendita per pochi.

Al comando dell’impero dei vestiti “low cost” c’è sempre lei, Mirella Zamarin, una vita nel settore del commercio, che non si allontana mai dalla cassa. Una gestione in famiglia, insieme a marito e figli, oltre a uno staff di una ventina di dipendenti. «Gli ambienti qui vicino erano usati in precedenza come una sorta di magazzino, poi abbiamo fatto i lavori per ampliarci - spiegano -. Prima nei nostri 400 metri quadrati stavamo stretti, ora ne abbiamo sono aggiunti altrettanti. È come avere due negozi in uno, seppur con n due ingressi». I lavori peraltro sono destinati a continuare. «Verrà ristrutturata anche la parte “vecchia” del negozio, quella che tutti conoscono, poi i due locali saranno uniti e si creerà quindi uno solo».

Strappare altre informazioni a Mirella è impossibile. Donna di poche parole, preferisce l’incessante impegno dietro la cassa alle chiacchiere. Non c’è tempo da perdere, anche perché la fila per pagare la merce è sempre infinita. Il nuovo negozio ha un’ immagine diversa, pareti chiare, un ambiente più ampio, gli abiti allineati con più cura. L’altro resta ancora caotico, con vestiti che arrivano fino al soffitto e stretti passaggi, dove infilarsi tra un cestone di tute e uno che trabocca di borsette colorate. E se prima le clienti triestine non frequentavano di buon grado il bazar, terra soprattutto di chi arrivava da oltre confine, oggi le abitudini sono decisamente cambiate, anche se la clientela più numerosa parla in effetti sloveno e croato. «Siamo di Capodistria - raccontano alcune amiche, intente a riempire borse e borsoni - spesso veniamo a fare un giretto a Trieste e Mirella è una tappa che non manca mai. Ci organizziamo insieme in una sola auto e torniamo ogni volta con il bagagliaio stracolmo».

Mirella rappresenta l’ultimo baluardo di quel commercio che, negli anni ’70 e ’80 soprattutto, era in grado di attirare in massa i clienti dall’ex Jugoslavia. Quel modo di proporre abbigliamento alla moda a prezzi stracciati, guardando non tanto all’eleganza del negozio, quanto al risparmio generale, si è rivelato vincente. Negli ultimi anni Mirella ha resistito alla concorrenza dei negozi di franchising internazionale di abiti a basso costo e anche i grandi store online non la impensieriscono. Donne di tutte le età continuano a considerarla un punto di riferimento. E se nel centro alcuni brand famosi hanno chiuso i battenti anche di recente per colpa di crisi e crollo di consumi, lei non molla e non lascia. Anzi, raddoppia. —



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