«Impegno costante nel trasmettere il valore dei vaccini anti Covid Trieste un esempio»

Il rettore Di Lenarda sottolinea il ruolo giocato dalla “sua” comunità  E dice: «Dopo l’emergenza sedi più sicure. Abbiamo imparato molto» 
Lasorte Trieste 26/03/21 - Università, Inaugurazione Anno Accademico con Rettore Di Lenarda
Lasorte Trieste 26/03/21 - Università, Inaugurazione Anno Accademico con Rettore Di Lenarda

l’intervista



«L’Università ha svolto un ruolo importante nel trasmettere il valore dei vaccini. Lo ha fatto, da un lato, combattendo quotidianamente il virus, attraverso il lavoro del dipartimento di Scienze mediche. E, dall’altro, attraverso la disponibilità dei nostri ragazzi a implementare il piano vaccinale». Il rettore Roberto Di Lenarda, nel discorso inaugurale del novantasettesimo anno dalla fondazione di UniTs, ci tiene a ribadire l’impegno nella lotta alla pandemia dell’ateneo, primo in Italia ad aver vaccinato tutto il personale e gli studenti del dipartimento di Scienze mediche. «Bisogna lavorare per far capire l’efficacia del vaccino anche a chi ha preconcetti. Solo così si potrà pensare a un ritorno alla normalità».

Quanto manca per riconquistarla, la normalità?

Sembra che le forniture aumenteranno, è ragionevole aspettarsi che per l’estate il traguardo possa essere raggiunto. È chiaro che non vuol dire che tutto sarà finito. Ma, sicuramente, saremo in una situazione in cui quasi tutte le persone fragili saranno protette.

E per quanto riguarda la normalità in ateneo?

Posto che la normalità per come la intendevamo non tornerà mai, avevamo già deciso di sospendere le attività didattiche fino alla domenica dopo Pasqua, ci sembrava la cosa più ragionevole. Ma sono convinto che dalla settimana successiva, i tirocini e i laboratori torneranno in presenza. E, se l’andamento epidemiologico ce lo permetterà, tornerà anche la didattica frontale, pur mantenendo tutte le regole di distanziamento, di ingressi al 50% e di tracciamento. La guardia deve restare alta.

Come immagina l’ateneo post-emergenza?

Sarà più sicuro, perché da quest’ultimo anno abbiamo imparato molto. Stiamo investendo sui laboratori, sulla tecnologia, apriremo il nuovo edificio di economia. Insomma, lo immagino più bello.

Che ne sarà della didattica a distanza una volta che questo periodo sarà alle spalle?

Mi aspetto che l’ateneo mantenga comunque una quota di didattica a distanza. Almeno per il primo periodo, ci sarà un doppio binario. Sicuramente la dad, intesa come supporto telematico integrativo alle lezioni in presenza, sarà un valore aggiunto che manterremo per sempre.

Nel suo discorso ha tenuto a sottolineare che quella di Trieste non sarà mai un’università telematica…

Non ho nulla contro quelle realtà, ma non sono vere università. L’università è ambiente, presenza, condivisione di esperienze, sia dal punto di vista di crescita personale che dal punto di vista culturale. E, all’interno di questo scenario, la tecnologia può essere strumento che ci aiuti a fare meglio il nostro lavoro.

Non crede che in alcuni casi la strumentazione digitale possa allargare la distanza tra chi se la può permettere e chi no?

Il digital divide è un problema serio, di non facile soluzione. E anche la disponibilità di avere una rete internet è un tema rilevante. Per questo abbiamo tenuto aperto il più possibile le aule studio: volevamo che le risorse dell’ateneo fossero alla portata di tutti. Diverse università, per aggirare il problema della connessione, hanno messo a disposizione degli studenti le sim. Sono strumenti su cui stiamo ragionando, ma riteniamo sia più efficiente ridurre maggiormente le tasse, come ci siamo impegnati a fare.

Le immatricolazioni oltre quota 5.000. Come si è ottenuto un risultato che non si verificava dal 2009-2010?

Frequentare a distanza, soprattutto in un momento così, per qualcuno ha significato la possibilità di iscriversi senza dover affrontare le spese di un trasferimento. Questo punto può avere inciso in tutta Italia. Nel caso specifico di Trieste, ad avere un ruolo decisivo è stata la riduzione importante delle tasse, che ha permesso di attirare ragazzi che non si iscrivevano perché non ne avevano la possibilità. —



Riproduzione riservata © Il Piccolo