In 2.500 celebrano la fine del Ramadan

Accanto ai valori e ai propositi quest’anno hanno parlato anche i numeri. Circa 2500 infatti i partecipanti di ieri al palasport di Chiarbola per la festa del fine Ramadan, la cerimonia che archivia un momento fondamentale all’interno del calendario musulmano, la chiusura del mese di digiuno (Id al-fitr) uno dei cinque pilastri che governano il credo islamico. Partecipazione straordinaria quindi, nonostante il giorno lavorativo. Un picco reso tale anche alla luce del particolare incremento di extracomunitari approdati in provincia nell’arco dell’ultimo anno, dato che ne indica solo 500 di origine afgana, numero ora addizionato agli oltre 5000 componenti della comunità islamica locale, realtà abitata da una trentina di etnie. Le donne nelle retrovie accanto ai bimbi, gli uomini in primo “piano”, un quadro dipinto in una nuvola di profumi, odori, preghiere e colori. La fine del Ramadan si tramuta in festa ma preannuncia, anzi rinnova una fonte di impegno sacrale, da distribuire tra i temi della tradizione e tra le pieghe dell’attualità. Spunti ribaditi dall’intervento di Ramj Abu Elhija, l’imam portavoce di ieri sceso sul parquet di Chiarbola, intenzionato a caratterizzare il sermone finale soprattutto con l’abiura alla violenza e al terrorismo: «Noi non ci limitiamo a condannare l’Isis, siamo del tutto contro - ha precisato l’imam - la nostra posizione è chiara e irrevocabile, legata ai pensieri del Corano e del Profeta, che non fanno della nostra religione un fatto di sangue. La nostra è una religione di misericordia - ha aggiunto Ramj Abu Elhija - e non può contemplare atti del genere terroristici, mai».
Da parte della comunità islamica è giunta ieri una cartolina anche per Trieste: «L’integrazione dimostrata in questa città dimostra certi valori oramai da anni - ha proseguito l’imam - il rapporto con Trieste non è soltanto buono, è del tutto eccellente, maturato negli ultimi tempi anche con gli incontri nelle scuole, dove abbiamo potuto raccontare la nostra storia e cercare - ha aggiunto - di trasmettere i valori e l’impegno che la nostra religione richiede».
Già, l’impegno. Sotto questa voce compare l’aiuto ai bisognosi, anche sotto forma di questua “ritualizzata”, detta zakat el - fiter, appunto elemosina per i poveri, ramo di un precetto fondamentale, tradotto ieri con una raccolta semi-libera (partendo possibilmente da un obolo di 6 euro), somma che andrà ripartita interamente tra le famiglie alle prese con crisi e difficoltà di vario genere.
Dopo il digiuno di purificazione, inaugurato il 18 giugno, è ora tempo di riconciliarsi con le libagioni. Al termine della festa di ieri la glicemia ha intanto avuto il sopravvento, regalando un buffet niente male colorato dai sapori locali e da quelli della pasticceria tradizionale, vedi i dolci di Baklava, intrigante pasta sfoglia variegata di miele. E il pranzo? Qui si è andati sul sicuro, con cous cous alle verdure affogato nel pollo. Un classico.
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