In città arriva un fiocco azzurro Elia vede la luce nella sua casa

Anna Casasola
Partorisce a casa con l’aiuto del marito e dell’ostetrica. È successo a Gorizia dove all’alba di ieri Rachele Orlando ha dato alla luce il piccolo Elia Matiasijc. Il lieto evento segue di pochi giorni quello simile registrato a Fiumicello dove, alla vigilia di Pasqua è nato Erik.
Rachele, 33 anni originaria di Carpacco di Dignano dove risiedono mamma Cristina Pasini e papà Anselmo, nel 2018 si è sposata con Stefano Matiasijc, 36 anni, originario della Croazia. Gli sposi si sono stabiliti nel capoluogo isontino dove attualmente risiedono e nei mesi scorsi la coppia ha annunciato l’arrivo di un bambino: «La data presunta del parto era stabilita – racconta mamma Rachele – per il 15 aprile». Ed Elia ha sgarrato solo di qualche ora sul piano previsto.
È stata una gravidanza trascorsa nel migliore dei modi quella di Rachele, ora raggiante per l’arrivo del suo primo figlio. Nell’ultimo periodo però qualche preoccupazione c’è stata. Con l’entrata in vigore di importanti restrizioni anche in sala parto per contrastare il diffondersi del Covid-19, qualche nube si era addensata all’orizzonte della futura mamma. «Nelle ultime settimane ero terrorizzata – spiega –: ho letto sul giornale di donne che sono costrette a vivere il travaglio e il parto senza il compagno, con il solo supporto del personale ospedaliero. L’idea di vivere da sola, senza Stefano, questo momento mi faceva molta paura. In questi giorni avevo parlato dei miei timori con l’ostetrica che aveva tenuto il corso pre parto e con il quale è nata una bella amicizia. Insieme parlavamo del fatto che sarebbe stato meglio cercare di trascorrere il travaglio a casa per poi trasferirsi all’ospedale di Udine solo per il parto».
Rachele ha preso parte al percorso pre parto organizzato da “Il nido delle Cicogne”, l’associazione di Cervignano che sta accanto alle mamme, supportandole dalla gravidanza al parto al post parto, e tenuto dall’ostetrica di Mossa e fondatrice dell’associazione Maria Teresa Braidot. «Ho lavorato per 40 anni all’ospedale di Gorizia – spiega Braidot – e ora mi occupo, attraverso l’associazione, delle future mamme. Con Rachele ci siamo conosciute con il passaparola. Abbiamo cominciato il percorso nascita di persona per poi proseguirlo, a causa del coronavirus, online. Stanotte mi ha chiamata e ho messo in macchina la borsa per il parto. Non si sa mai. L’ho visitata: era chiaro che non poteva arrivare in ospedale. È stata una grande soddisfazione, peccato non potersi abbracciare».
«La notte tra mercoledì e giovedì – spiega la neo mamma ricostruendo gli eventi – attorno alle 2 le prime avvisaglie che qualcosa stava succedendo. Inizialmente non ho nemmeno svegliato mio marito, pensavo che le cose sarebbero andate per le lunghe». Dopo solo un’ora però le contrazioni aumentavano di frequenza. «Dopo aver svegliato Stefano – racconta ancora Rachele – ho deciso di fare una doccia calda, per calmarmi un po’. Dopodiché ho deciso di chiamare l’ostetrica che mi ha detto che sarebbe venuta a casa nostra per controllare a che punto fossero le cose».
L’ostetrica, dopo soli 30 minuti, alle 4.40 è arrivata a casa di Rachele e Stefano. «Appena è arrivata qui mi ha visitata – racconta Rachele – e mi ha detto che non c’era più tempo per andare in ospedale e che il bambino stava per nascere». Una previsione più che mai azzeccata visto che un’ora dopo alle 5.40 è arrivato Elia, 3 chili e 10 grammi al momento della nascita.
«Stamattina (ieri per chi legge, ndr) molto presto – riferisce ancora emozionata nonna Cristina – mi è arrivata una foto sul telefono. Apro la foto e vedo che sul letto di casa di mia figlia, tra Rachele e Stefano, sbucava una testolina. Una gioia immensa». Mamma e bambino stanno benissimo e sono a casa felicissimi insieme al papà. –
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