In città l’esercito degli aspiranti infermieri

Infreddoliti e sferzati dalla bora, preoccupati e tesi per l’esame, che in tanti hanno già sostenuto varie volte, e stanchi per il lungo tragitto percorso, per alcuni di oltre 10 ore, in auto, pullman o treno. Sono le migliaia di candidati al maxi concorso per infermieri organizzato ieri in regione. Poco meno di 5 mila persone (4.731 per la precisione), a fronte delle 12 mila iscritte alle tre prove preselettive - svoltesi a Trieste, a Udine e a Pordenone -, in corsa per un 466 posti nelle strutture sanitarie del Fvg.
Al PalaRubini si sono presentato in 863. Diversi i bus organizzati per l'occasione, molti partiti da centro e sud Italia. C’è chi è arrivato già alle 7 del mattino, cercando un po’ di tepore in un bar vicino; chi si è presentato di corsa, dopo aver preso un taxi dalla stazione, solo pochi minuti prima dell’inizio. La maggior parte si è fermata a ridosso del palasport, per proteggersi dal vento, in attesa che le porte venissero aperte. Per tutti un unico desiderio: ottenere un lavoro stabile, spesso dopo tanti contratti a tempo determinato e in qualche caso dopo aver cambiato città, ospedali e cliniche private. I più provati, ieri, erano i candidati arrivati dalle regioni del sud, dopo un viaggio interminabile. «Siamo distrutti. In più non ci aspettavamo questo gelo - dicono due ragazze da Reggio Calabria - da noi fa decisamente più caldo. È terribile».
Accanto a loro altri giovani da Milano, Bari e da diverse zone della Sicilia. Pochi vogliono parlare, non vedono l’ora di entrare, qualcuno controlla documenti e carte da consegnare, altri scrivono velocemente qualche messaggio sul telefonino ai parenti. Alcuni, particolarmente agitati, hanno dimenticato una fotocopia e corrono alla disperata ricerca di una cartoleria pochi minuti prima dell’inizio del test. Tanti hanno il trolley al seguito, pronti a tornare a casa subito dopo la prova. Ma non manca chi ha trascorso la notte in treno o è partito all’alba per spostarsi in auto. «Sono di Castelvolturno, ma da tre anni lavoro come infermiera a Cattinara, nella Medicina Clinica - racconta Marta Di Costanzo -. Siamo una decina qui oggi, dallo stesso reparto. Il sogno per me come per gli altri è la stabilizzazione, per poter lavorare con più tranquillità e serenità. Ci siamo preparati, abbiamo studiato, ma alla fine è un terno al lotto». Nel gruppetto anche Valerio Cacciotti. «Io sono di Latina - ricorda -. Mi sono laureato giù ma da quasi tre anni mi sono trasferito a Trieste. Ho provato il concorso già due anni fa, ma senza successo. Spero vada meglio, anche se immagino che sarà un caos come sempre, un inferno, perché è fatto a livello regionale. Siamo in tantissimi, si prova comunque, c’è in ballo il posto fisso, l’ obiettivo di tutti».
Tra gli aspiranti infermieri c’è anche chi arriva dall’estero. «Sono siciliano ma arrivo dalla Germania, 14 ore di auto per essere a Trieste e provarci - spiega Mauro Castrogiovanni -. Un anno e mezzo fa sono andato via dall’Italia, qui lavorare è un’utopia, avere un posto decente è difficile, se non impossibile. Ho sempre avuto contratti brevi, una sorta di presa in giro, tra promesse e speranze mai concretizzate. Così ho deciso di partire. Tento il test comunque perché rappresenta una possibilità di rientrare, con un posto stabile».
I più giovani sono accompagnati dai genitori, anche in questo caso con ore e ore di spostamenti alle spalle prima di arrivare in città. «Da Lecce, partita in treno con mia mamma - dice Elisabetta Casalino -. Ho rinunciato al pullman perché era un viaggio allucinante, ma so che tanti hanno scelto quel mezzo e sono arrivati dal sud. Cosa mi aspetto? Non saprei, intanto ho studiato, poi vedremo». Verso l’ingresso del palasport ci sono tre amici, dalla Sicilia, tra loro Simone . «Ho già provato il test ben sei volte, in diverse città, questo è l’ennesimo tentativo - spiega -. Lavoro nel privato da un anno, cerco una svolta». E c’è pure chi è arrabbiato, forse per un misto di stress e stanchezza. «Già facciamo un lavoro duro - sottolinea una ragazza - non servono questi esami così complicati. Sento di persone che stanno girando l’Italia da anni per provare a entrare, tra spese e fatica. Bisognerebbe cambiare metodo e credo lo pensino in tanti. Io ci spero tanto nel risultato - conclude - ma so che sarà dettato probabilmente dalla fortuna. Peccato, perché molti di noi si impegnano ogni giorno con passione, ma dovremo continuare a fare i conti con una vita da precari».
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