In Consiglio Grilli butta acqua sul fuoco ma Polidori insiste: «Quel posto è illegale»

La versione di Grilli e l’alzo zero di Polidori: la querelle Fondazione-Comune sul centro diurno di via Udine approda e tiene banco in Consiglio comunale. L’assessore dipiazzista Carlo Grilli imbocca la via del dialogo dopo le polemiche e il duro scambio dei giorni scorsi, assicurando in proposito che «grazie al buon senso arriveremo a una soluzione», mentre il vicesindaco leghista Paolo Polidori ci va giù pesante: «Lancio un allarme, in quel centro si accolgono persone di cui non si sa assolutamente nulla». Il tema arriva in aula grazie a una domanda d’attualità della capogruppo del Partito democratico Fabiana Martini: «Chiedo all’assessore al Welfare Grilli come intende procedere, se ha già convocato il tavolo annunciato e quali saranno i prossimi passi, alla luce dello scambio di posizioni tra Fondazione e sindaco. Chiedo soprattutto se ci sono state delle evoluzioni rispetto ai tempi previsti».
L’esponente della giunta Dipiazza risponde leggendo un lungo discorso: «Ho cercato di evitare le strumentalizzazioni, spiegando in modo trasparente la mia scelta. Ma ho spiegato anche la situazione odierna di un servizio profondamente mutato dal 2009, quando venne aperto con l’obiettivo di offrire non solo servizi di bassa soglia, ma anche con un progetto di accompagnamento delle persone alla soluzione dei loro problemi di marginalità». Quel percorso, prosegue Grilli, ha portato alla realizzazione di «progetti concreti» con soluzioni abitative per i senzatetto. A tal proposito l’assessore rivendica appunto i progetti avviati per servizi di accompagnamento e case di accoglienza. Insiste poi, l’assessore, argomentando sulle esigenze dei giovani e dei minori, «italiani e stranieri», in città: «Nuovi bisogni e nuove risposte».
«Quando affermo che la situazione al centro diurno è mutata - aggiunge, ancora, Grilli - non mi riferisco al fatto che ora gli utenti sono stranieri ma al fatto che i senza dimora di allora, grazie anche ai nostri interventi, hanno una dimora più stabile. Ora il centro diurno è meta di un’utenza di puro passaggio. Preoccupa la difficoltà di controllo sulle loro situazioni, perfino sulle loro generalità».
Questa allora la conclusione dell’assessore: «Io ho fatto le mie proposte ma altre se ne possono costruire senza preclusione alcuna. Ho aperto un dibattito per trovare soluzioni che non trascurino nessuno, ma per questo auspico che vi sia un dialogo, non le barricate». Grilli non fa riferimenti espliciti alla Fondazione CRTrieste, ma a margine dei lavori assicura che in questi giorni sono stati sentiti tutti i soggetti interessati, e che una soluzione è vicina.
Martini risponde a questo punto rilevando come «a differenza di quanto lei ci ha raccontato, il centro diurno è stato ed è ancora la risposta ai bisogni del territorio»: «Anche se l’utenza è cambiata, il centro ha svolto una funzione di contenimento per situazioni che altrimenti, sì, avrebbero potuto creare apprensione. Se è vero che l’utenza è cambiata, non penso che questa smetterà di venire a Trieste solo perché il centro è stato chiuso».
Il capogruppo di Forza Italia Alberto Polacco interviene in sintonia con Grilli per calmare le acque: «Noi abbiamo fiducia nel lavoro dell’assessore Grilli, che è persona equilibrata. L’auspicio è che tutti i soggetti interessati trovino una soluzione concorde verso progetti che diano risposte a chi ha più bisogno. Anche ai giovani».
Il vicesindaco Polidori resta però su toni accesi: «La questione attiene alla sfera dell’autonomia di ogni ente. La Fondazione fa la sue considerazioni e, se ritiene che la destinazione del centro diurno non sia rispettata, disdirà il contratto di comodato». Anche l’esponente leghista rileva a propria volta «la mutazione del centro»: «Si è invece trasformato in una sorta di centro di accoglienza, senza che il Comune abbia competenza in materia, che spetta invece a Stato e Regione. Se vogliamo c’è una situazione di potenziale pericolo, perché lì entrano persone prive di identificazione e controllo». Il vicesindaco conclude dicendo che, nei panni della Fondazione, ci penserebbe «dieci volte» prima di «avallare» una «sorta di centro di accoglienza illegale. Se la Fondazione ritiene che queste considerazioni non siano valide lo faccia sapere al Comune e il Comune agirà di conseguenza».—
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