In Fvg la pandemia dimezza i fatturati: imprese senza bussola per gestire la crisi

La mancanza di liquidità congela gli investimenti delle aziende mentre il lavoro a distanza sta diventando la normalità

TRIESTE In Friuli-Venezia Giulia nel periodo marzo-aprile 2020 il 42,3% delle imprese ha visto ridursi di almeno il 50% il proprio fatturato mentre il 12% ha chiuso il bimestre con ricavi pari a 0. Sono questi alcuni dei dati che Istat ha raccolto attraverso un’indagine che ha coinvolto 90.000 imprese in Italia.

Lavoro a distanza

La rilevazione pone in luce, tra le altre, tre tematiche che mi pare opportuno sottolineare. La prima ha a che fare con una delle questioni più dibattute nelle ultime settimane: il lavoro a distanza. In Friuli-Venezia Giulia, durante l’emergenza da Covid-19, il 26,9% delle imprese ha scelto di introdurre forme di lavoro a distanza o di smart working, una percentuale superiore al dato nazionale (21,3%). Ma il lavoro a distanza diventerà un’abitudine diffusa dopo questo periodo di sperimentazione forzata? In Friuli-Venezia Giulia, prima del covid-19 (gennaio-febbraio 2020), l’1% del personale lavorava a distanza, una percentuale che nel bimestre successivo è schizzata all’10,1% per poi scendere a maggio-giugno al 5,6%.

Micro e medie imprese

A fronte di questi dati generali va sottolineato l’enorme differenza nella diffusione di tale pratica tra micro e medie imprese: a Nordest tra le aziende con più di 250 addetti la percentuale arriva, nell’ultimo bimestre, al 21,2% dopo aver toccato il 26,7% in quello precedente. Il fenomeno appare quindi differenziato: tra le imprese di dimensioni minori il tasso di crescita ma anche quello di veloce ridimensionamento del fenomeno è stato importante, tra quelle più grandi il lavoro a distanza continua a rimanere un’opzione utilizzata anche se in calo rispetto al secondo bimestre del 2020.

Il futuro

Non resta che aspettare di vedere cosa succederà nei prossimi mesi avendo ben presente che l’introduzione dello smart working ha implicazioni organizzative e sociali molto importanti e complesse che vanno ben oltre le questioni infrastrutturali (pur importanti) che le imprese hanno affrontato in questa fase di emergenza.

Il secondo elemento interessante riguarda le prospettive nel breve periodo. Nell’immediato (da qui a fine anno) il timore che accomuna il 49,9% delle imprese della regione è di non avere la liquidità disponibile per far fronte ai pagamenti.

Il credito

Le imprese hanno risposto a tale situazione attraverso l’accensione di nuovo debito bancario (38,4%) e sfruttando i margini disponibili sulle linee di credito (27,3%). Molte delle imprese che riusciranno ad attraversare questo periodo di profonda crisi si troveranno, quindi, a dover fare i conti con bilanci appesantiti da nuovi debiti e probabilmente a dover affrontare operazioni di ricapitalizzazione anche aprendo a nuovi soci. Una situazione che potrebbe dare il via ad una serie di acquisizioni e fusioni potenzialmente capace di ridisegnare, non necessariamente in maniera peggiore, la geografia produttiva della regione.

Le strategie

Il terzo punto da sottolineare riguarda le strategie future. Di fronte a scenari così confusi una parte cospicua delle imprese della regione (31,8%) non ha adottato nessuna strategia per rispondere alla crisi, il 26,1% dichiara di voler riorganizzare i processi e gli spazi, mentre il 13,7% modificherà o amplierà i canali di vendita, anche attraverso il passaggio a servizi online, e-commerce e modelli distributivi multi-canale.

Gli investimenti

Il dato più preoccupante riguarda gli investimenti: la situazione difficile suggerisce al 15,8% delle imprese di posporre o annullare i piani di investimento (inclusi quelli in R&S) in una regione in cui il livello degli investimenti fissi lordi nel 2017 erano ancora 17 punti percentuali al di sotto di quelli prima della crisi del 2008.

Industria 4.0

Riprendere quanto di buono era stato fatto con il piano industria 4.0 riattualizzandolo alle nuove sfide potrebbe essere un buon punto di partenza per una politica industriale che miri a favorire la transizione del sistema produttivo verso il digitale e quindi verso il futuro. —

*Ricercatore senior Fondazione Nord Est


 

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