In Slovenia sciopero sì, ma retribuito

Lo chiedono i sindacati in base al loro contratto di lavoro. Il governo oppone un secco no e la questione finisce in tribunale
Di Mauro Manzin

TRIESTE. Fare sciopero ed essere pagati. È il sogno mai confessato della Camusso, una realtà in Slovenia. Sì, perché si fa un gran parlare del pubblico impiego che incrocerà le braccia il prossimo 18 aprile per protestare contro i tagli previsti nella manovra economica del governo, ma forse pochi sanno che i lavoratori sloveni “pretendono” di essere retribuiti lo stesso. Praticamente un ossimoro socio-economico eppure non così lontano dalla realtà.

Nel diritto del lavoro sloveno l’articolo dedicato allo sciopero non prevede alcuna retribuzione, a meno che il tutto non sia diversamente regolato da un contratto collettivo. Ed ecco l’affondo di Branimir Štrukelj, segretario dello Sviz, il sindacato della scuola, il quale precisa come il contratto di lavoro degli insegnanti prevede che lo sciopero sia pagato qualora il datore di lavoro (ergo lo Stato) non rispetti un accordo sottoscritto. E il governo, puntualiza, nella sua manovra di tagli ha già espresso l’intenzione di non pagare gli arretrati previsti in un patto tra le parti firmato nel 2010. Quindi l’esecutivo è inadempiente, quindi lo sciopero va pagato.

Un conto non da poco se si pensa che un giorno di fermata dei soli insegnanti costerebbe, al futurubile liquidatore, 2 milioni di euro. Chiaro quindi che il premier Janez Janša abbia già fatto sapere che lo sciopero del pubblico impiego di mercoledì prossimo non sarà retribuito. Pronta la replica dei sindacati. «In questo Paese - affermano i rappresentanti dei lavoratori - per fortuna il potere giudiziario è indipendente da quello esecutivo», quindi saranno i giudici a decidere se avrà ragione il premier oppure i lavoratori che vogliono incrociare le braccia ma essere pagati.

I tagli previsti dal governo colpiscono anche la “casta” dei parlamentari. Innanzitutto il sussidio a favore dei deputati a fine mandato in attesa di un loro reinserimento nel mercato del lavoro da 12 è stato ridotto a 6 mesi e ammonterà non più al 100% della paga da onorevole ma scenderà all’80%. Particolare questo che non rasserena certo gli animi dei poliziotti sloveni che si vedranno assegnare quest’anno qualche cosa come 26,4 milioni di euro in meno. «Non taglieremo gli stipendi», afferma il ministro degli Interni Vinko Gorenak ma intanto la dotazione per il suo dicastero sale da 28 a 31 milioni di euro. Così come sale la dotazione per il ministero degli Esteri, dagli attuali 72 milioni a 80 milioni.

Insomma tutte circostanze che non fanno che aumentare la rabbia dei lavoratori e degli impiegati del pubblico impiego. Mercoledì sciopereranno 24 sigle sindacali, ma alla protesta non hanno aderito i medici e i dentisti. Gli asili, le scuole e gli uffici pubblici rimarranno chiusi dalle 6 alle 19. E siccome a incrociare le braccia saranno anche i poliziotti non ci saranno problemi a parcheggiare in sosta vietata o superare i limiti di velocità. Nessuno sconto per i ladri: le emergenze sono garantite.

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