Incendiate sette auto nella notte in via Campanelle a Trieste
Doppio raid incendiario a Campanelle: vicino al Galvani e in un’area condominiale. I residenti: «Basta, questa storia deve finire»

Torna l’incubo piromane a Campanelle: sette veicoli bruciati in una sola notte. È il bilancio impietoso dell’ultimo raid incendiario, messo a segno nella notte tra mercoledì e giovedì, attorno alle 3.30.
Due i focolai nel raggio di 750 metri: all’altezza dell’istituto professionale Galvani (civico 257) e nel parcheggio condominiale del civico 166, vicino all’ex capolinea della linea 33. Già, stavolta l’autore si è spinto anche in una proprietà privata non recintata. Qui alcuni condòmini sono corsi fuori e hanno tentato di spegnere le fiamme con idranti ed estintori, in attesa dell’arrivo dei pompieri.

Quattro le auto danneggiate nel primo caso, di cui due completamente bruciate. Tre mezzi nel secondo, di cui due macchine ridotte a carcasse al punto da non riconoscerne nemmeno il modello, e un furgone intaccato parzialmente. È da più di un anno che i residenti di Campanelle sono sotto scacco.
L’orario dei roghi d’auto è sempre lo stesso: tra le 3 e le 4 di notte. Il copione pure: alcune auto incendiate direttamente, altre, parcheggiate vicino, danneggiate in modo collaterale a causa del propagarsi delle fiamme. E in tutto questo il responsabile resta una “primula rossa”, ammesso che si tratti di una sola persona e non di più soggetti.

«Che strage», commentavano i residenti delle palazzine a ridosso del civico 166, osservando sgomenti la Fiat Panda e la Fiat 500 divorate dalle fiamme. Degli interni non restava più niente. Sedili, finiture, volante, cambio: tutto incenerito. I vetri scoppiati, gli pneumatici sciolti dal calore. Il passaggio del fuoco era ben visibile anche sulle fiancate delle auto parcheggiate alle due estremità: un’altra Panda e una Toyota Aygo, con fanali, paraurti e parte del cofano fusi.

«L’ipotesi è che il piromane abbia sfondato i lunotti posteriori delle due vetture e lanciato l’innesco all’interno», spiega Alberto Sassonia, proprietario della Panda divorata dalle fiamme –. Io non sono neanche assicurato per danni come questi».
«Mi sono svegliata per un botto poco dopo le 3. Dalla finestra del bagno ho le visto le fiamme in parcheggio e ho chiamato il 112», racconta Irene Gradara –. Mio marito ha citofonato ai vicini e si fiondato giù per cercare di spegnere le fiamme con estintori e idranti. Le fiamme erano alte metri e c’era una colonna di fumo nero. Ci siamo spaventati parecchio». Nel giro di dieci minuti sono arrivati i Vigili del fuoco, muniti anche di autobotte. Ma l’intervento si è sdoppiato: mentre una squadra domava quel rogo, un’altra era impegnata in un intervento analogo a ridosso del Galvani.

«Mio papà ha sentito alcuni colpi stanotte e si è affacciato in giardino, ma pioveva forte e non ha visto nulla», riferisce Fabio Stefani, proprietario di uno dei tre mezzi colpiti, professionale. Se non fosse lui a specificare che si tratta di una Opel Corsa, sarebbe impossibile capirne il modello. Basta questo a dare la misura del danno.
«Per fortuna siamo coperti dall’assicurazione – dice, sforzandosi di guardare il bicchiere mezzo pieno –. È la seconda macchina che ci bruciano in un anno. L’altra volta era toccato a mio fratello». Nel quartiere dilagano rabbia ed esasperazione. «Questa storia deve finire – conclude Stefani –. Avevamo fatto una raccolta firme chiedendo di installare delle telecamere come deterrente, ma poi non se ne è fatto più nulla. Sarebbe opportuno intensificare anche i pattugliamenti da parte di guardie giurate o forze dell’ordine. Se non ci sono controlli, le auto continueranno a bruciare».
«Abbiamo paura», confida un’anziana che abita in una palazzina a ridosso del parcheggio colpito. Lì le telecamere ci sono già: da qualche mese un occhio elettronico sorveglia l’ingresso dei garage. Gli investigatori della Polizia di Stato e della Polizia locale stanno acquisendo i filmati, nella speranza che contengano elementi utili a smascherare il responsabile. Chi indaga lascia intendere che negli ultimi mesi ci sono stati sviluppi investigativi rispetto agli episodi precedenti. Ora la lista di raid si è allungata, contando due nuovi inquietanti episodi.
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