Isambiente in cerca di una sede Furfaro: «Riducano le bollette»
«Viene da chiedersi come abbiano fatto, quelli di Isontina Ambiente, a gestirsi fino a oggi, tenuto conto dell’improvviso bisogno di acquisire una nuova sede proprio adesso che il sindaco Cisint si ritroverà a dover pagare, a breve, sostanziose rate di mutuo su un immobile vuoto e privo di mercato». A entrare a gamba tesa sul progetto della multiutility, gestrice per 28 comuni del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti, di acquisire più funzionale quartier generale e, in simultanea, sull’offerta avanzata dal vicesindaco Paolo Venni dei 730 m² dell’ex Albergo operai occupati (ancora per poco) dal Csem, in rientro nella palazzina di via Duca d’Aosta, è Annamaria Furfaro, consigliere de La nostra città. In realtà Isa non ha compiuto alcuna scelta, ma solo dato mandato di sondare proposte.
«In luogo degli uffici prestigiosi e stuccati non sarebbe forse più consono, visti i tempi di grave crisi che corrono, investire in qualche macchinario – chiede –, assumere qualche risorsa in più o incrementare i prelievi dei rifiuti? In fondo i monfalconesi da vent’anni operano la differenziata, magari predisponendo a ciò una parte del terrazzo o del giardino di casa, a fronte di tariffe che invece di diminuire sono sempre e costantemente in crescita». «Ma questa – sottolinea Furfaro – è purtroppo la realtà delle partecipate e dell’indissolubile stretto legame con la politica di qualsiasi colore essa sia». L’esponente della civica all’opposizione non dimentica come la storia di quegli spazi monfalconesi abbia radici lontane: «Nel 2010, con gran sollievo dell’allora sindaco Pizzolitto reduce dalla mega-ristrutturazione dell’ex albergo impiegati, venne locata al Csim una parte dell’immobile pur avendo, questo, la proprietà di una palazzina di analoga metratura in centro – rileva –. Quest’ultima fu allora affittata al Comune con un canone di 42 mila euro circa in cambio del pagamento di un canone, dovuto invece all’ente, per i fatidici 730 metri quadrati di via Bologna».
Furfaro non intende «criminalizzare l’operazione immobiliare di per se stessa, che andrebbe comunque analizzata con maggior raziocinio da parte della partecipata». Riportando però come si tratti «dello stesso immobile già noto al pubblico per essere stato offerto dalla giunta Cisint mesi fa per la vendita al Consorzio Culturale del Monfalconese, altra società partecipata» pone «una semplice domanda», in verità due: «Ma di cosa si occupano le società partecipate dai Comuni dell’Isontino? Di erogare servizi efficienti e a prezzi ponderati ai cittadini oppure di investimenti immobiliari?». In conclusione, per Furfaro, «è preciso dovere dei politici innanzitutto e poi dei consigli di amministrazione operare con la massima trasparenza e oculatezza; dovere dei cittadini è pretenderlo a tutti i costi». «Ci tengo – termina il consigliere – a ricordarlo anche al sindaco Cisint e al suo vice Venni che da sempre non relazionano sulle partecipate e sugli enti controllati nei già rari e sofferti Consigli comunali o nella tanto osteggiata commissione di controllo e garanzia». —
Ti. Ca.
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