Komjanc: «La fiducia è la parola chiave per resistere a lungo»

Luigi Murciano

«È chiaro che stiamo facendo più fatica. Ma siamo ancora qui e crediamo in tempi migliori». Festeggiare i (primi) 30 anni d’attività in piena era-Covid non è facile. Ma ci sono imprenditori che dell’abusato termine “resilienza” hanno fatto per davvero un proprio stile.

È il caso della Misigoj Impianti, azienda cormonese nel settore dell’impiantistica elettrica e videosorveglianza privata e pubblica. E di cui ieri ricorrevano i primi tre decenni d’attività. Nella memoria è ancora fresco il ricordo del primo lockdown «quando il lavoro si è praticamente azzerato, perché la gente aveva giustamente paura di avere gente in casa. Ora si fida di più. Noi ci muoviamo in sicurezza, se possibile uno per squadra o comunque rigorosamente distanziati», spiega il titolare Massimo Misigoj. Grazie al suo codice Ateco l’impresa non si è mai fermata e oggi convive con una mutata realtà. «Ci siamo abituati, per ora, ad interventi più mirati, soprattutto in ambito civile e grazie al cielo il lavoro non manca – racconta –. A mancarci sono soprattutto gli interventi a beneficio di ristoratori e aziende agricole, che a causa delle chiusure non possono investire su ammodernamenti dei loro spazi. Un effetto domino. Ma passata una prima fase di preoccupazione le cose sono andate generalmente migliorando, tanto che in piena pandemia abbiamo assunto una persona». In tutto sono 5 i dipendenti, oltre a titolare e moglie che si occupa della parte amministrativa. Due le sedi: ad uffici e showroom in via Torino si era aggiunto il magazzino di via Ferraris.

«Un segnale di ripresa verrà, speriamo, dall’accesso al Bonus 110% – riflette il titolare – ma posso assicurare che burocraticamente parlando è una montagna da scalare. A 6-7 mesi di distanza dall’avvio delle pratiche, finalmente pare potremo partire con le prime ristrutturazioni. Una boccata d’ossigeno». —

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