La buonauscita all’ex sindaco con un assegno di 5.500 euro
Qualcuno la chiama polemicamente “buonauscita”. Qualcun altro “Tfr”, trattamento di fine rapporto. In realtà, a voler essere precisi, il suo nome è indennità di fine mandato. Ed è un trattamento economico che non è certamente un regalo inatteso essendo previsto dalla legge e che tutti i sindaci, al termine della loro esperienza amministrativa, ricevono, da Gorizia a Mossa, passando per Dolegna del Collio e Savogna d’Isonzo.
All’Albo pretorio del Comune di Mossa c’è una determina in cui si quantifica l’indennità di fine mandato al sindaco Elisabetta Feresin per il periodo che va dal 26 maggio 2014 al 25 maggio 2019, il periodo corrispondente al sua seconda “legislatura”. Poi, come tutti sanno, è subentrata l’attuale primo cittadino Emanuela Russian che, nella giunta precedente, era assessore al Welfare e ai Servizi sociali.
In sostanza, Feresin percepirà 5.544,17 euro. Una cifra che è stata accantonata nel corso degli anni proprio in vista della chiusura del mandato del sindaco. Alcuni approfondimenti normativi. L’articolo 82 comma 8 del decreto legislativo 267/2000 ha introdotto l’indennità di fine mandato per il sindaco, quale «integrazione» dell’indennità di funzione, prevista al termine del suo incarico amministrativo. L’istituto ha trovato espressa previsione nell’articolo 10 del decreto ministeriale 119 del 2000 che ne ha fissato la misura in un’indennità mensile, spettante per ogni 12 mesi di mandato, proporzionalmente ridotta per periodi inferiori dell’anno. Infine, il Consiglio di Stato, interpellato in proposito, con il parere espresso nell’adunanza della sezione uno del 19 ottobre 2005, ha riconfermato che l’emolumento in esame va commisurato all’indennità effettivamente corrisposta, per ciascun anno di mandato.
Ma non è l’unica determina interessante. Perché ce n’è un’altra relativa ai gettoni di presenza dei precedenti consiglieri comunali. Il periodo preso in esame va da gennaio a maggio 2019. Complessivamente, sono stati elargiti gettoni per 760 euro. Va detto che tale indennità non è certamente fonte di arricchimento personale perché assomma (nel caso di Mossa) a 38 euro «per ogni giornata di effettiva partecipazione ai lavori del Consiglio comunale». Insomma, ricchi non si diventa e l’impegno richiesto è importante e presuppone l’assunzione di molte responsabilità. Nei primi cinque mesi dell’anno ci sono state quattro sedute. Gli onnipresenti? Il sindaco uscente Feresin, gli assessori Claudio Degano e Andrea Bullitta e Emanuela Russian oltre all’attuale assessore Paolo Medeot e al consigliere comunale (oggi non lo è più) Michel Mucci. Tre presenze per l’ex vicesindaco Edi Kocina e i rappresentanti d’opposizione Christian, Mario Patrizi e Antonella Simonelli. Marco Medeot ha una percentuale del 50% di presenze, Marta Milazzo è stata presente una volta, la consigliera d’opposizione Patrizia Cossovel non ha partecipato ad alcuna seduta nel 2019. —
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