La crisi della Burgo approda a Roma

Oggi il vertice al Mise. Sciopero di tre ore allo stabilimento di Duino. La Regione pretende dall’azienda il piano industriale
Di Fabio Dorigo

Una partita a carte coperte. Oppure truccate. Tutta da giocare. Oggi a Roma al Ministero dello sviluppo economico si scopre il destino dello stabilimento della Burgo di Duino per il quale la proprietà ha già annunciato la chiusura della linea 2 e il licenziamento di 153 lavoratori su 372. Al tavolo istituzionale ci saranno i vertici dell’azienda, le organizzazioni sindacali nazionali e la presidente della Regione Debora Serracchiani.

«Sarà una partita durissima, non l'avrete facile» aveva preannunciato la governatrice venerdì scorso a conclusione della riunione a carte coperte avvenuta nella sede della Regione di piazza Unità. La proprietà della Burgo si era presentata all’incontro - presenti anche il vicepresidente Sergio Bolzonello e l'assessore al Lavoro Loredana Panariti -, senza uno straccio di piano industriale. Probabilmente oggi a Roma l’azienda dovrà mostrare i documenti negati alla Regione. «Abbiamo apprezzato il piglio, la determinazione e le forze che la presidente ha messo in campo per uscire da questa pilotata crisi industriale e occupazionale, seppur l’azienda persista nella sua totale rigidità di intenti, noi e la Regione non ci diamo per vinti e se la giocheremo tutta», scrivono in comunicato congiunto le Rsu e le organizzazioni sindacali.

Ieri, intanto, si è svolto lo sciopero generale di tre ore (che ha riguardato tutti i turni) e oggi si replica. Domani, invece, dall 14 alle 16, si terrà un’assemblea generale nello stabilimento nella quale si analizzeranno i risultati del tavolo romano e si annunceranno nuove azioni di lotta. La rigidità della proprietà, che non sembra intenzionata a rivedere le proprie scelte, preoccupa. «Oggi al Mise incalzeremo l’azienda a presentare il “piano industriale”, visto che c’è perché, come ha sottolineato Bolzonello, senza un piano industriale non ci sarebbe stato l’accordo con le banche per il rifinanziamento del debito», aggiungono i sindacati. «Abbiamo appreso dall’azienda che lo scenario non è quello di una possibile riconversione della linea due - ha aggiunto Bolzonello -, ma il licenziamento di 153 persone non può essere il mantra dal quale non ci si riesce a staccare e per questo ci batteremo con caparbietà».

Oggi al tavolo nazionale sulla crisi del Gruppo Burgo si dovrebbe capire chi bluffa. Burgo, che conta stabilimenti a Duino, a Villorba, nel Trevigiano, e a Verzuolo (Cuneo), attraversa da tempo una crisi notevole che investe in particolare il «patinato» e ha portato alla riduzione della produzione negli impianti giuliano e piemontese, abbinata a un processo di rinegoziazione del debito. «Se il problema è finanziario - ha detto Bolzonello - siamo convinti di poter mettere in piedi strategie capaci di portare a una riconversione». Il problema è anche quello del lavoro. «Stiamo parlando di 153 famiglie e ogni posto di lavoro per noi è importante - spiega Serracchiani -. Occorre fare ognuno un pezzo di strada».

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