La dura vita dei ciclisti tra stalli insufficienti e automobilisti maleducati

Sempre più triestini scelgono di muoversi in bicicletta, ma molti automobilisti mal tollerano chi pedala, e ogni giorno chi si sposta in modo ecologico, deve fare i conti con problematiche costanti, legate soprattutto alla maleducazione. È il grido d’allarme lanciato da Marco Svevo, ciclista, socio Fiab, che usa le due ruote anche per lavorare, e che da qualche anno sui social documenta quotidianamente i tanti disagi sulla pista ciclabile e spesso anche nelle vie del centro.
Una denuncia in forma propositiva, con la speranza che qualcosa cambi. Pochi giorni fa è stato anche vittima di un incidente, travolto da un’auto mentre transitava in via Trento. Sulla ciclabile. «C’è pochissima tolleranza nei confronti dei ciclisti, c’è un astio inspiegabile da parte di molte persone - spiega - e pensare che aumenta costantemente il numero di chi usa la bici per andare in giro. Eppure a tanti diamo fastidio. Soprattutto a chi guida l’auto. Fa più rabbia poi quando si accaniscono. Qualche giorno fa facevo consegne con la mia bici e all’incrocio tra via Torrebianca e via Trento un automobilista mi ha centrato, sono volato a terra, per fortuna senza gravi conseguenze. Il paradosso è che l’uomo, poi multato, si è arrabbiato, anche se mi trovavo regolarmente sulla pista ciclabile. Ho rischiato grosso, mentre lui, semplicemente, non aveva controllato in quella direzione».
Svevo ricorda poi come siano in tanti anche a lavorare in bici, in particolare chi effettua consegne a domicilio. «Tra marzo e aprile, con la mia due ruote, ho percorso ben mille chilometri in città. Sfatiamo il mito che a Trieste “no se pol”. Chi pedala affronta salite, anche impegnative, e si muove senza difficoltà. E fa piacere - aggiunge - quando recapiti qualcosa in zone come Strada Del Friuli o via Commerciale, e la gente si stupisce».
Tra le note negative segnalate, anche i pochi stalli presenti in centro. «Tanti sono pieni di catorci fermi da mesi, che andrebbero rimossi, e poi gli spazi andrebbero incrementati, per rispondere alle esigenze attuali». Sui social poi Svevo ha intrapreso una battaglia contro le soste selvagge lungo la ciclabile. Spesso fotografa le auto parcheggiate, omettendo le targhe, ma indicando chiaramente come ostacolino il passaggio. «Si tratta di problemi quotidiani - racconta - che cerco di immortalare con qualche scatto, non per accanimento o cattiveria, ma per puro spirito di segnalazione, per far capire che una vettura, anche se lasciata per pochi minuti sulla ciclabile, crea una difficoltà. La zona più problematica? Campi Elisi, anche per la presenza di tanti uffici e quindi di molti che non trovano spazi liberi dove lasciare l’auto. So però che spesso vengono sanzionati. E proprio a chi lavora lì lancio un messaggio: avete la pista ciclabile sotto l’ufficio, perché non pensare di utilizzare la bici ogni tanto?». —
Mi.B.
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