La giunta Fvg riscrive la sanità e Trieste ingloba Gorizia

Scelta la via della separazione fra territorio e ospedale per la controriforma. Un’unica Azienda per l’assistenza. Tre strutture hub: il capoluogo “si allarga”

TRIESTE La giunta ha scelto la controriforma. Davanti alle due opzioni divergenti emerse dal tavolo dei saggi, rimaste tali nonostante il pressing del governatore, Massimiliano Fedriga e l’assessore alla Salute Riccardo Riccardi hanno imboccato la strada della rottura rispetto a quanto fatto dal centrosinistra. La decisione è tornare a dividere la sanità ospedaliera da quella territoriale, scegliendo quindi la linea della discontinuità invece che della limatura: scelta presa la scorsa settimana, in una riservatissima riunione tra i segretari di Lega, Forza Italia, Progetto Fvg e Fratelli d’Italia.

La comunicazione formale alla maggioranza si è tenuta soltanto ieri, quando Fedriga e Riccardi hanno tracciato il profilo di una riforma che resta ad ogni modo ancora da mettere nero su bianco. Operazione che l’assessore ha spiegato sarà preceduta dagli Stati generali della sanità regionale, come da sua definizione, per ascoltare professionisti e parti sociali nell’ambito di una marcia a tappe forzate che dovrà portare all’approvazione di un primo testo di legge prima della finanziaria.

La riforma si baserà sulla separazione tra ospedale e territorio. La maggioranza punta a passare dalle cinque Aziende territoriali a un’Azienda unica, che opererà il suo controllo attraverso un rafforzamento dei vari distretti. Le Aziende ospedaliere si ridurranno a loro volta da cinque a tre, con un assetto basato sugli hub di Trieste, Udine e Pordenone. Ed è qui che si consumerà una delle battaglie più dure nello stesso centrodestra, dal momento che Gorizia e Monfalcone finiranno sotto l’ombrello triestino, con i rappresentanti locali che non accetteranno facilmente la decisione. In maggioranza già si riflette su possibili ruoli simbolici che possano lenire i dolori degli isontini.

La parte organizzativa della riforma si completerà lasciando completa autonomia al Burlo di Trieste e al Cro di Aviano, mentre gli ospedali minori sparpagliati in Friuli Venezia Giulia finiranno sotto la gestione dei tre hub e si specializzeranno probabilmente in diversi campi, secondo una linea di pensiero che ha preferito tenere unita tutta la dimensione ospedaliera invece che assegnare gli ospedali di rete all’Azienda territoriale. Proprio sul destino della sanità di secondo livello, durante l’incontro si sono appuntate le maggiori preoccupazioni dei consiglieri, in particolare della Lega, preoccupati di tutelare le prerogative dei rispettivi territori.

Di particolare rilievo, all’interno dell’impostazione complessiva, è la creazione di quella che Riccardi definisce “Azienda zero”. Si tratta del ritorno all’Agenzia regionale della sanità, che assumerà compiti di coordinamento dell’intero sistema, assorbendo il ruolo di centrale unica degli acquisti oggi svolto dall’Egas (che verrà dismesso) e ricevendo una parte delle competenze della Direzione centrale Salute. La giunta vorrebbe affidarne la gestione a Paolo Bordon, oggi direttore dell’Azienda sanitaria di Trento, dove gode tuttavia di un trattamento economico non ripetibile in Fvg.

Bisognerà ora capire a chi sarà affidata la stesura del testo di legge e se questo si fonderà sull’abolizione completa del ddl Telesca o soltanto delle parti relative al governo del sistema. La palla è in mano a Riccardi, che durante il vertice ha confermato di voler allargare il ruolo della sanità privata per scaricare una serie di prestazioni e ridurre così le liste d’attesa in una regione che conta uno dei tassi più bassi di coinvolgimento del privato accreditato. L’assessore ha pure ribadito la necessità di accelerare sul rafforzamento della parte informatica (non necessariamente tramite Insiel) e comunicato la sua preoccupazione per il ritardo che riscontra sull’acquisto di dotazioni tecnologiche. Aspetti riguardanti la programmazione, di cui la giunta si occuperà l’anno venturo, solo dopo aver ridisegnato la gestione del Sistema sanitario regionale. —


 

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