La grande fuga dai vaccini antinfluenzali

Farmaci somministrati solo al 34,5% dei cittadini a rischio. Trieste maglia nera: ha aderito meno di un residente su tre
Un vaccino
Un vaccino

TRIESTE. Sarà la psicosi-vaccino o un po’ di pigrizia, sta di fatto che i triestini faticano quest’anno a preparare le barricate contro l’influenza. Meno di uno su tre, stando ai dati di fine novembre, si è vaccinato, il dato più basso dell’intera regione. In ritardo anche gli udinesi del Medio Friuli e i pordenonesi dell’Azienda sanitaria 6, mentre guidano la classifica i friulani della Bassa seguiti da goriziani e Alto Friuli.

La campagna è iniziata quest’anno il 29 ottobre e si concluderà a fine gennaio (ma il suggerimento dei medici è di provvedere entro il 31 dicembre). Al 30 novembre, quindi un mese dopo l’avvio delle operazioni, informa la direzione Area promozione salute e prevenzione della Regione, si erano vaccinate in Fvg 107.726 persone (il 34,5% di quelle consigliate a farlo, oltre 312mila), quasi 60mila in meno del risultato finale della campagna anti-influenzale 2013-14 (166.883, il 54,1% del totale potenziale). Nel dettaglio dei singoli enti, la Ass 1 segna dunque il valore più basso (30,8%), come del resto già l’anno scorso (quella triestina è stata l’unica azienda rimasta sotto il 50% di adesioni), staccata nettamente da Ass 5 (38,1%), Ass 2 e Ass 3 (entrambe al 36,4%). Faticano anche Ass 6 (35,4%) e Ass 4 (34,4).

Triestina in fin di vita dopo il vaccino, i Nas a Cattinara
Un'immagine generica di un vaccino

I primi allarmi e la conseguente sospensione dei due lotti del vaccino Fluad di Novartis (143301 e 142701), peraltro non presenti in regione, hanno frenato la popolazione? L’assessore Maria Sandra Telesca è intervenuta via comunicato a stretto giro di posta rassicurando i cittadini e, stando al monitoraggio degli uffici, le sue parole hanno avuto riscontro: contrariamente ad altre regioni, in Fvg non risultano crolli statistici. «È importante sottolineare che gli inserimenti non avvengono in tempo reale e la data ultima è il 30 gennaio 2015, quando potremo avere le percentuali definitive», spiega la direttrice Nora Coppola. A non comunicare in maniera sempre tempestiva le vaccinazioni effettuate sono i medici di base. Ma anche da quel fronte non arrivano allarmi. «Le notizie di cronaca concomitanti alla somministrazione di dosi di vaccino anti-influenzale non hanno aiutato – rileva il presidente regionale dei medici di medicina generale Romano Paduano -, ma non siamo oltre il calo fisiologico che si sta riscontrando negli ultimi anni. Non si sono viste in ogni caso scene di panico né situazioni di rifiuto della puntura per effetto degli eventi avversi diffusi da media».

«I vaccini antinfluenzali non accorciano la vita, anzi»
Claudio Pandullo

Detto che finora il sistema di sorveglianza sull’influenza, vale a dire la rete di medici di base e pediatri, ha permesso l’isolamento del ceppo H1N1 in due soggetti, uno di Trieste e uno di Pordenone, a inizio dicembre è intervenuto con una nota anche il coordinamento del gruppo interregionale sanità pubblica e screening manifestando «sconforto e delusione» per la mancata collaborazione tra tecnici dello Stato e delle Regioni. Sotto accusa «un’allerta, con conseguente allarme mediatico, che ha gravemente compromesso l’andamento della campagna vaccinale e della credibilità della vaccinazione in senso lato», al punto da vanificare in alcune aree del Nordest (ma, a quanto pare, non in Fvg) il lavoro degli operatori dei servizi sanitari.

Come ogni anno la vaccinazione anti-influenzale viene offerta gratuitamente a chi ha più di 65 anni, alle persone sane che rivestono un ruolo strategico nel controllo della diffusione della patologia (operatori sanitari, forze dell’ordine, vigili del fuoco, dipendenti delle scuole), a lavoratori a contatto con animali che potrebbero costituire fonte di infezione (allevatori, addetti al trasporto di animali vivi, macellatori e vaccinatori, veterinari) e alle categorie a maggior rischio di complicanze tra cui pazienti colpiti da malattie croniche all’apparato respiratorio, diabete, insufficienza renale, tumori, epatopatie, patologie congenite o acquisite che comportino una carente produzione di anticorpi.

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