LA LAVAGNA DAL GESSETTO AL TABLET

Ma per imparare si dovrà pur leggere...
Di Marianna Bruschi
Professor holding tablet computer --- Image by © Sean De Burca/Corbis
Professor holding tablet computer --- Image by © Sean De Burca/Corbis

di MARIANNA BRUSCHI

I libri si infilano in una macchina a vapore. Cavi intrecciati raggiungono i banchi degli studenti collegati a delle cuffiette. Niente musica assordante che rimbomba nelle orecchie, ma il sapere che dalle pagine attraversa i fili per entrare nella testa dei ragazzi. Così Isaac Asimov, a metà del secolo scorso, immaginava la scuola del futuro. Quella che sembrava lontana anni luce, in un ipotetico 2000 che oggi è già un ricordo.

Fantascienza? Forse. Ma l’immagine di una classe, con gli alunni tutti chini su uno schermo da cui escono cuffiette da infilare nelle orecchie non è poi così assurda. È l’oggi, quello del tablet, degli ebook.

Sfogliando la storia della scuola, del libro, dell’istruzione si percorre una strada di simboli che ritornano. «La scuola dovrà essere provveduta d’un asse nera e inverniciata da poterci scrivere col gessetto», così scriveva Raffaello Lambruschini, pedagogista nato a Genova nel 1788, sul suo «Principj di grammatica cavati dall’esame della lingua nativa».

C’era una volta il gessetto. La lavagna e il gesso. Primi simboli della scuola. Oggi le classi iniziano a sostituire l’ardesia con le Lim, lavagne interattive multimediali. Un telo bianco, il proiettore collegato al computer, connessione internet. Sulla lavagna dunque si proiettano i testi, le immagini, si cerca sul web l’immagine di mucche, galline e cavalli per raccontare ai bambini la vita della fattoria. «Nell’800 si portava in classe una capra per far vedere come è fatta – spiega Pompeo Vagliani, direttore del museo della scuola e del libro dell’infanzia di Torino – oggi la si cerca su internet. Pensando alla scuola di 150 anni fa e a quella di oggi e domani vedo tante varianti negli arredi, negli oggetti, negli strumenti. Ma quelle che un tempo erano la lavagnette per ogni bambino così da risparmiare sulla carta, oggi sono i tablet». Le lavagne interattive oggi non ci sono ovunque. E se si chiede agli esperti è questo uno degli elementi della scuola del futuro dei prossimi dieci anni: saranno la normalità. «Tablet e Lim sono singoli strumenti e vanno benissimo – dice Gino Roncaglia, filosofo e saggista romano che si occupa anche di scuola e multimedialità – ma è l’ambiente complessivo che bisogna inquadrare. Serviranno applicazioni uniche, su cui usare libri e appunti, su cui dialogare con gli insegnanti».

Il maestro a distanza. Se è possibile immaginare classi in cui a fare lezione ci sarà una proiezione del docente, fisicamente presente in un altro edificio, di un’altra città, e magari di un altro Paese, si può anche iniziare a pensare alla realtà aumentata applicata all’editoria. Con istogrammi che escono dalle pagine dei manuali di economia, e video che scorrono come le foto animate della Gazzetta del profeta di Harry Potter. «Il tema più caldo del momento è la questione dei libri di testo digitali – spiega Roncaglia – Aumenterà il peso degli strumenti digitali per la didattica, progressivamente la carta sarà sostituita ma non si potrà eliminare l’interazione diretta fra studenti e docenti. Penso agli esperimenti di chimica e fisica, agli strumenti musicali».

E la carta, che fine farà? I libri dovranno mantenere il loro essere cornice per gli studenti. Così come gli ebook dovranno restituire con sempre maggior fedeltà il sapore della carta, le “orecchie” nelle pagine per tenere il segno, la penna che circonda le parole importanti per superare il milione e 600mila lettori raggiunti nel 2012 dal libro digitale.

Ma non ci saranno più libri di carta? «Mi aspetto una transizione lenta da carta a digitale sia – spiega Roncaglia – perché è un patrimonio di secoli, consolidato. I libri di carta ci saranno anche fra vent’anni». «Ma se anche non ci saranno più non sarà l’apocalisse – aggiunge Vagliani, che nel museo della scuola a Torino mostra agli alunni di oggi pennino, inchiostro e cartelle di legno di ieri – ci sono stati i libri di cera, tutti supporti concreti».

Si continuerà a sfogliare, sottolineare anche se in modo diverso. Ma soprattutto si continuerà a leggere, su questo nessuno sembra avere dubbi.

@MariannaBruschi

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