La Lega Nord passa nelle mani di Violino

TRIESTE. Claudio Violino, il nuovo uomo forte. Matteo Piasente, il segretario di fresca nomina. Massimiliano Fedriga, capodipartimento lavoro, sicurezza, welfare e salute a livello federale. Sono i tre padani Fvg in crescita di quotazioni: questione di incarichi e potere all’interno del partito. Quel potere che due big come Federica Seganti e Maurizio Franz stanno vedendo scivolare via.
La Lega Nord del dopo Fontanini, all’avvio dell’era Maroni, ha Violino in fase di decollo. È lui il direttore d’orchestra, quello con il neosegretario Piasente è un asse molto forte. È stato proprio Piasente a favorire la promozione del leghista di Mereto di Tomba al ruolo di cerniera tra il consiglio federale e la giunta regionale, una casella precedentemente occupata da Seganti, che non l’ha presa per niente bene. Si è trattato di un’operazione di bilanciamento territoriale dopo che Trieste, nel 2008, aveva occupato, con Seganti in giunta da assessore esterno e Fedriga alla Camera, ben due dei quattro posti-paracadute (gli altri, con le liste bloccate per il parlamento, andarono a Fulvio Follegot e Mario Pittoni), gigantesca sproporzione rispetto ai territori chiave di Udine e di Pordenone che creò non pochi malumori.
Il paradosso è che l’assessore all’Agricoltura potrebbe però fare fatica a trovare un posto al sole nel 2013. Contro di lui il tetto, raggiunto, delle tre legislature regionali consecutive e una sfida non facile da vincere, con Pittoni (ai tempi belli bossiano di ferro), in prospettiva romana. Violino giocherà con ogni probabilità tutte le sue carte per un mandato parlamentare, partita dall’esito impossibile da prevedere al momento, e su cui peserà l’approvazione o meno di una nuova legge elettorale.
Un po’ più chiaro il quadro regionale. Chi rischia grosso è Seganti, che sembrava poter far valere la targa di unica vera maroniana della regione e invece è da un lato scavalcata da Violino a Milano, dall’altro messa in difficoltà a Trieste dall’emergente Fedriga, uno degli undici capidipartimento del nuovo corso, in sostanza uomo della segreteria federale del dopo Bossi. I crediti al federale servono a bilanciare la debolezza elettorale (nel 2011, da candidato sindaco a Trieste, Fedriga toccò il 6,3% contro il 6,7% del simbolo), ma chissà se basteranno per regalare al deputato altri cinque anni in parlamento.
Tanti uomini per pochi posti. La Lega- rinnovata nell’ultimo congresso con un direttivo composto da Budai, Bottecchia, Zannier, Siciliani, Liut, dal goriziano Massimo Asquini e dal muggesano Italo Tracogna – cerca di riemergere dalla bufera degli ultimi mesi ma sa che alla prossime regionali non potrà ripetere il risultato 2008: due assessori e otto consiglieri. Vincere o perdere farà tutta la differenza del mondo. Ma sin d’ora, fatti i conti, tenuto anche conto che l’aula si dovrebbe ridurre a 48 poltrone, il Carroccio immagina di poter portare a casa non più di quattro seggi, nessuno dei quali a Trieste e probabilmente nemmeno a Gorizia. I due di Pordenone dovrebbe essere blindati per Narduzzi (che ha alle spalle tre legislature ma non consecutive) e per Mara Piccin, pure lei in ascesa (30 preferenze alle comunali di Pordenone 2006, 268 cinque anni dopo). A cercare la sorpresa sarà Enzo Bortolotti, il sindaco sceriffo di Azzano Decimo, caduto in disgrazia ma ancora in grado di mobilitare le truppe. A Udine, anche in questo caso un paio di posti a disposizione, si preannuncia infine la battaglia più serrata, quella che rischia di fare vittime illustri. Piasente può far valere la carica di segretario, l’assessore provinciale Stefano Teghil pare possa avere una chance. Al contrario la porta sembra sbarrata per il presidente del Consiglio Franz. Leghista di lungo corso, anche per lui le tre elezioni consecutive sono un limite che il partito ha sin qui giudicato invalicabile. Si vedrà se Piasente (che assieme a Follegot, presidente regionale, è seduto in consiglio federale) farà pressioni a Milano per una deroga. Violino e Franz ne avrebbero bisogno.
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