LA POLITICA CHE DIVIDE I CATTOLICI

Tradizionalmente nel nostro paese - a partire dal 1945 in avanti - le maggioranze sono sempre state ”silenziose” e le minoranze ”rumorose”. Con il nuovo governo si è invertita la tendenza, le maggioranze sembrano essere diventate ”rumorose”: non vanno in piazza e non sventolano vessilli, ma si fanno sentire per via mediatica utilizzando al meglio i propri esponenti istituzionali per ri-lanciare il proprio messaggio che sentono essere pienamente condiviso dalla popolazione. È il caso delle misure sulla sicurezza e di quelle sull'immigrazione: giorno dopo giorno Maroni, Gasparri & Soci ci tengono a sottolineare che gli italiani sono tutti con loro, tutti preoccupati per la crescente insicurezza e tutti favorevoli a misure di contenimento della presenza degli immigrati nel nostro paese.


Perché non si accontentano dei consensi e del gradimento che ricevono e avvertono invece il bisogno di insistere sulla bontà delle iniziative di legge prese? Perché - lo abbiamo già osservato - il clima di incertezza diffusa e generale insicurezza che esiste nel paese va mantenuto, non bisogna rilassarsi, la guardia va tenuta alta. In ciò post-fascisti e leghisti lavorano in perfetta sintonia all'obbiettivo di una ”società chiusa” ancorata ad un baricentro di tipo etno-culturale preciso. Tutto ciò va bene anzi benissimo sul piano politico, ma finisce per porre qualche problema alla comunità dei cattolici praticanti che - pur essendo netta minoranza nel paese - continua ad avere un peso molto significativo, in termini di indirizzo valoriale, coesione e concreto operare nel sociale. La polemica innescata dal periodico Famiglia Cristiana nei confronti delle misure del governo sta infatti a dimostrare che la faglia fra cattolici democratici e cattolici ortodossi (attenti cioè al magistero della chiesa e del papa tedesco) si sta allargando.


Una quota significativa, ma a sua volta minoritaria, del cattolicesimo praticante sente infatti che il messaggio universalistico della Chiesa confligge fortemente con le misure prese dal governo in materia di immigrazione, evidentemente ne soffre e ”laicamente” esprime il suo dissenso. Su di essi pronto come un giaguaro si scaglia il ridente Gasparri accusandoli di essere loro i veri fascisti e da essi subito prendono le distanze le gerarchie ecclesiastiche e il portavoce del Papa. E qui assistiamo alla vera operazione politica di questo papato, che al tempo stesso è operazione mediatica, meta-ideologica (nel senso che si impadronisce di umori diffusi all'interno dell'opinione pubblica e li converte in indirizzi valoriali) e nasce da un gigantesco paradosso. In questi ultimi quindici-vent'anni infatti, siamo stati testimoni di una incessante quanto legittima offensiva del Vaticano sulle cosiddette tematiche sensibili (aborto, eutanasia, fecondazione artificiale, convivenze eccetera).


L'esito di questa offensiva è stato inequivocabile: non c'è stata alcuna radicalizzazione nella società italiana, non è in atto alcuna deriva ”conservativa” nell'ambito dell'opinione pubblica (a dispetto dei giornalistici arabeschi tipo teodem e teocon), il magistero cattolico si è rivelato incapace di incidere sui comportamenti individuali, il perimetro dei cattolici praticanti si è ridotto, il paese ha continuato imperterrito a declinare il proprio originalissimo tipo di cattolicesimo, quello stesso per capirci che consente ai super-divorziati leaders del centro destra di ergersi a difensori dell'unità della famiglia.


Da questo autentico ”angolo” minoritario, le gerarchie cattoliche decidono di uscire agganciandosi alla maggioranza di opinione dominante nel paese, quella che si sente smarrita, che chiede pubblica protezione, che in balia di una amministrazione statuale inefficiente si rassegna a leggi che formalizzano due cittadinanze e due diritti, uno per gli italiani e uno per gli extra-comunitari. C'è naturalmente da pagare un prezzo in termini di 'carità cristiana' e c'è il disagio profondo di tanti fedeli, ma la centralità mediatica e politica evidentemente per questo Papa valgono di più.

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