La rabbia della preside Condolf «Un atto dannoso e stupido»

A pagare le conseguenze anche quegli allievi che avevano in programma compiti e interrogazioni per recuperare le insufficienze

«Un atto dannoso e stupido. Che è lo specchio della stupidità del nostro tempo».

Anna Condolf, dirigente scolastica dalla lunga esperienza, non le hai mai mandate a dire. E lo conferma anche oggi. È molto arrabbiata per quanto accaduto al “D’Annunzio” e non cerca scusanti per gli autori di quella che è e rimane un’azione «stupida, senza senso e che finisce con il danneggiare tutti: anche e soprattutto coloro - scandisce bene il concetto - che stanno sostenendo, in questi giorni, interrogazioni e compiti per recuperare le insufficienze. Prove e test che questa mattina (ieri, ndr) non si sono potuti svolgere a causa della stupidità di alcuni».

Quello che stupisce maggiormente la professoressa Condolf, ma non soltanto lei, è che «molti ragazzi d’oggi sono incapaci di comprendere le conseguenze dei loro comportamenti inqualificabili, sopra le righe. L’importante per alcuni di loro - l’analisi della dirigente scolastica - è salire alla ribalta, avere il proprio quarto d’ora di celebrità magari attraverso i social network».

Ma gli autori, c’è da scommetterlo, passeranno un brutto quarto d’ora. Sia sotto il profilo scolastico, sia (e soprattutto) sotto il profilo penale. Ora, bisognerà attendere l’esito delle indagini effettuate dalla Polizia di Stato. E gli autori dovranno rispondere penalmente di quanto commesso. «E mi chiedo: che senso ha andare a rovinarsi la propria fedina per una stupidaggine simile? Ne risponderanno per anni e anni perché quella rimarrà una macchia».

Resta da capire come i vandali possano essersi introdotti all’interno dello stabile. L’ipotesi più realistica è che possano aver utilizzato quella che potremmo definire la “tecnica” del cavallo di Troia. Ossia, gli autori del raid (o soltanto uno di loro) potrebbero essere rimasti all’interno della scuola anche dopo la fine delle lezioni, nascondendosi in qualche stanza. Avrebbero atteso l’arrivo della notte e avrebbero fatto entrare i loro “compari” per dare vita alla loro azione.

Potrebbe essersi anche trattato di un atto “scappato di mano”. Ovvero, nelle intenzioni doveva essere pure e sana goliardia, poi magari si è andati oltre, forse a causa di qualcuno con la testa «più calda» degli altri.

«E dire che avevo diramato anche una circolare in cui raccomandavo agli studenti di tenere dei comportamenti consoni e rispettosi. Ma, evidentemente, non è servito a nulla», sottolinea ancora Anna Condolf che annuncia di riservarsi «un’opportuna e completa valutazione» di quanto è accaduto. —

Fra.Fa.

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