LA RECITA DELL’ULTIMATUM
La suspense sul futuro di Alitalia ha connotato l'intera giornata di ieri. Notizie frammentarie sull'esito delle tante riunioni che si sono tenute ieri si sono rincorse senza mai dare con sufficiente certezza il senso di ciò che stava accadendo. La cordata della Cai ha interrotto la trattativa, ma non ha ritirato la sua offerta. I sindacati, definita irricevibile la proposta avanzata dalla Cai, sono però rimasti li. Il governo ostenta intenzioni mediatrici, ma non si capisce mettendo nel piatto quale iniziativa che possa sciogliere l'evidente incastro. In mattinata sembrava addirittura che scendesse in campo una nuova proposta per rilevare Alitalia con i soldi del Tfr del personale e finanziamenti di Unicredito.
Com'era logico, l'ipotesi è naufragata in una pioggia di smentite nel giro di un quarto d'ora. Comunque, quando il tempo ci impone di consegnare questo pezzo, a dispetto dei tanti (e un po' fantozziani) ultimatum lanciati dal commissario Fantozzi, le parti in causa stanno ancora li: si incontrano, discutono, ipotizzano, escludono, chiedono, negano, ma non chiudono. La questione è assai complessa per le motivazioni che ormai tutti conoscono: quante persone in esubero, la riduzione delle retribuzioni per quelli che passeranno alla nuova Alitalia, il destino del settore cargo, la riduzione di tante agevolazioni delle quali gode il personale viaggiante, e via dicendo.
Ma è complessa anche perché ciascuna delle parti in causa ha sue motivazioni politiche da soddisfare. Non si tratta solo del fatto che nessuno intende assumersi la responsabilità di far saltare l'intera operazione. Per i sindacati si tratta anche di evitare che l'eventuale accordo imponga a tutti i dipendenti condizioni peggiorative rispetto a quelle che avrebbe comportato la cessione della compagnia ad Air France e che furono rifiutate dando credito alla prospettiva della cordata italiana aperta in campagna elettorale da Berlusconi. Il governo sta facendo tutto quello che può per poter sostenere che quella prospettiva era reale e non inventata per motivi meramente propagandistici.
La cordata, naturalmente, gioca duro non solo come tattica per spuntare le condizioni più vantaggiose possibili, ma perché sa che il governo, sia come mediatore che come arbitro, ha l'interesse a stare dalla sua parte (e forse non solo sulla questione Alitalia). Insomma, come in ogni trattativa sindacale - figurarsi in questa, così intricata ed intrisa di politica! - la liturgia non è solo forma, ma anche sostanza. Intanto il governo, con buona pace dei tanti ultimatum già fissati, ha concesso altre 24 ore alla ricerca di un accordo. Vedremo oggi (forse) come andrà a finire.
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