La Regione stoppa i centri commerciali

La giunta avocherà a sé il potere di porre un freno: «Oggi siamo in balia dei Comuni. Il caso Palmanova ne è la riprova»
Di Gianpaolo Sarti

TRIESTE. Altolà ai centri commerciali, la giunta regionale mette il freno: in Friuli Venezia Giulia ce ne sono troppi e mal assorti. Anzi, per usare le parole dell’assessore alla Pianificazione Mariagrazia Santoro, alcuni sono «sovradimensionati e invasivi». Servono regole, altrimenti si azzera il commercio dei piccoli centri urbani, si manda il traffico in tilt e si rischiano rivoluzioni sul piano della viabilità locale e paesaggistico. Di tutto questo, in mancanza di norme, la Regione non ha il controllo: deve attenersi alle decisioni dei Comuni.

Il caso prende le mosse dall’ampliamento del Palmanova Outlet Village verso il territorio di Visco che coinvolge i Comuni di Aiello e di Bagnaria Arsa: l’esecutivo ha dovuto dare il via libera alle varianti ai piani regolatori delle due località udinesi. Il documento costituisce una delle premesse giuridiche per «l’esecutività» dell’allargamento e la giunta non ha potuto far altro che vararlo. «Come noto sulla questione sono state sollevate varie perplessità dallo stesso Comune di Palmanova – ricorda Santoro – ma noi non potevamo intervenire». Di qui la necessità di definire una serie direttive per limitare l’avanzata dei grandi centri commerciali. È una promessa quella che arriva dalla giunta Serracchiani: «Il Fvg – annuncia Santoro – si doterà di strumenti per contenere il consumo del territorio e porre un freno al proliferare di grandi aree commerciali, in considerazione del fatto che il Piano territoriale regionale predisposto dal precedente esecutivo e la cui entrata in vigore è prevista nel 2015 non contiene strumenti di governo regionale relativamente a questo fenomeno».

La Regione finora era disarmata. L’attuazione dei futuri paletti che, di fatto, investiranno il mondo del commercio regionale, dovrà comunque passare attraverso ulteriori passaggi amministrativi; tra questi, come precisa una nota dell’assessorato, l’approvazione da parte della Regione dei piani particolareggiati, nei quali sarà possibile valutare con maggior dettaglio gli effettivi impatti degli insediamenti sul territorio. «Abbiamo fatto un’attenta verifica – continua Santoro riferendosi all’Outlet di Palmanova – del percorso avviato dalla precedente giunta e compiuto tutte le valutazioni normative e di opportunità, accertando che l’ampliamento non poteva essere più bloccato. Sentiti anche i Comuni interessati si è appurato che l’iter amministrativo non consentiva più alcun margine di revisione dei progetti di sviluppo di quest’area». In ogni caso, le attuali varianti sono state approvate imponendo un taglio del 30% dell’ampliamento rispetto a quello inizialmente richiesto.

Ma il problema di fondo è che in Friuli Venezia Giulia manca una strategia generale e i grossi centri spuntano come funghi, un po’ a caso. «Alcune realtà attuali - puntualizza ancora Santoro – sono esempio di mancanza di strategia nell’individuazione di nuovi insediamenti. Pertanto questa giunta si doterà degli strumenti necessari affinché la pianificazione tenda al “consumo zero” del suolo e allo sviluppo sostenibile, come già stiamo facendo con la redazione del Piano paesaggistico regionale. L’economia del Fvg e il territorio stesso non hanno le basi quantitative per sopportare insediamenti sovradimensionati e invasivi».

Il futuro provvedimento, che prevede l’istituzione di un tavolo “interdirezionale” tra Commercio e Pianificazione, sarà preparato in accordo con il vicepresidente e assessore alle Attività produttive Sergio Bolzonello. L’obiettivo, in prima battuta, è valutare le aree disponibili, quelle edificabili e quelle già occupate. «Dobbiamo capire qual è la capacità della regione in termini di offerta commerciale», sottolinea Santoro. «Molte altre regioni come Lombardia e Veneto, hanno disciplinato in merito. Il Veneto, ad esempio, ha vietato l’utilizzo del suolo agricolo. Noi – ribadisce – ci poniamo il problema dell’impatto, dell’economia delle aree urbane, della concentrazione delle persone, del traffico e delle infrastrutture necessarie. Ma serve una programmazione».

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