La Risiera rischia la chiusura: pericolo di crolli
L’Aned chiede aiuto: «Museo nel degrado, i muri si sbriciolano. Serve un milione e 200mila euro»
Sotto il peso delle tragiche memorie che conserva la Risiera di San Sabba, l’unico lager nazista in Italia, monumento nazionale dal 1965 e visitata ogni anno da oltre 100 mila persone, sta andando a pezzi. I mattoni rossi, parte integrante del suo macabro profilo, perdono di consistenza. E l’Aned nazionale lancia un appello a istituzioni, governo, e città di Trieste. Una lettera di toni drammatici è stata infatti inviata dal presidente nazionale dell’Associazione deportati, l’avvocato milanese Gianfranco Maris, al presidente della Repubblica, ai presidenti di Camera e Senato, a Prodi, ai senatori a vita, ai ministri Rutelli (Beni culturali), Fioroni (Pubblica istruzione), Padoa-Schioppa (Finanze), Amato (interni) e giù a seguire.
«La Risiera di San Sabba - scrive - sta per essere del tutto preclusa alle visite da parte del pubblico, lo sbriciolamento delle facciate e dei muri interni e di tutte le strutture murarie hanno imposto alle autorità locali la necessità di creare transennamenti e passaggi coperti, sempre più preclusivi per la fruizione... La chiusura - prosegue Maris - può essere imposta da un momento all’altro dai Vigili del fuoco per la prevenzione infortuni e tutela della pubblica sicurezza». Maris afferma di essere venuto a conoscenza di questa situazione da soci dell’Aned e di averne chiesto conferma scritta al direttore dell’Area cultura del Comune di Trieste, nonché direttore dei Civici musei e direttore del Museo della Risiera, cioé ad Adriano Dugulin.
Il quale ha risposto con un dettagliato resoconto della situazione, che Maris ha allegato al testo inviato poi a un così gran numero di autorità. Nemmeno Dugulin (che del resto aveva da tempo informato il Comune della situazione, tanto che temporaneamente in effetti alcune pareti del monumento sono state messe a protezione con una sorta di impalcatura) si nasconde e nasconde lo stato di sofferenza dell’ex lager triestino, tanto che nella sua risposta al presidente dell’Aned scrive: «Le segnalo con la presente la situazione di degrado e pericolo per la pubblica incolumità degli edifici della Risiera di San Sabba, situazione che ha obbligato a creare transennamenti e passaggi coperti sia all’interno che all’esterno con grave danno all’immagine dell’istituzione e varie proteste a livello nazionale.
Il problema - prosegue Dugulin - riguarda lo sbriciolamento delle facciate in mattoni con conseguente caduta di pezzi e di interi mattoni». Il direttore, su cui ricade anche la responsabilità diretta per la sicurezza del sito, aggiunge altre parole allarmate: «Sinora con ’’creatività’’ ho evitato la chiusura e mi sto assumendo una notevole responsabilità essendo datore di lavoro legge 626 (sulla sicurezza, ndr). Ultimamente - rincara ancora Dugulin - abbiamo sfiorato la chiusura d’autorità da parte dei vigili del fuoco». Come si vede qui sotto dalla risposta del Comune, che alla vista di questi carteggi si è precipitato ieri alla Risiera per un immediato sopralluogo, la valutazione dei danni subiti dal monumento non è di pari interpretazione, perché i transennamenti fin qui sistemati sarebbero stati secondo l’assessore ai Lavori pubblici, Franco Bandelli, «perfino inutili».
Dugulin racconta invece ad Amis: «Il Comune non può ora provvedere, mentre negli anni precedenti ha già stanziato ingenti somme per gli impianti elettrici, d’allarme e il rifacimento di alcune coperture». In buona sostanza secondo il responsabile dei beni culturali triestini servirebbero un milione e 200 mila euro per «opere di manutenzione e restauro conservativo delle facciate esterne dei fabbricati all’interno e all’esterno del comprensorio e lungo le opere perimetrali in cemento armato, una manutenzione straordinaria e interventi accessori alle coperture dei fabbricati, l’adeguamento alle normative dei vigili del fuoco mediante la creazione di adeguate vie di fuga dal piazzale interno». E la lettera si chiude con un appello al presidente nazionale dell’Aned: «La prego vivamente di aiutarmi».
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