La storia del raddoppio della città nella seconda metà dell’Ottocento

Una data fondamentale per Gorizia è il 1861, quando nell’ottobre venne inaugurata la stazione della Südbahn, la ferroviaria Meridionale auspicata dai Ritter per le industrie di Strazzig che ne trassero infatti forte giovamento. Ma già da tempo l’amministrazione di Carlo Doliac (1805-1898), alla guida del Comune dal 1851 al 1861 e primo dei podestà eletti grazie alla nuova legge costituzionale austriaca, era impegnata alla realizzazione della Gorizia futura. Coi piani dell’ingegnere comunale Bridiga e del giardiniere Eder nasce il primo giardino pubblico sulla riva sinistra del Corno non ancora così maleodorante da essere interrato «ove potere respirare l’aria libera e ricrearsi e ristorarsi alle bellezze ed ai balsamici effluvi della vergine e variata natura» della Valletta.
Contemporaneamente la via del Giardino (corso Verdi) tra i magazzini militari dell’ex convento S. Chiara e il Teatro, la via Dante e la piazza del Fieno (Battisti), il ponte sul Corno (sovrappasso via Brass) con la via al Ponte nuovo (viale XX Settembre) verso l’Isonzo. Ma soprattutto il viale alla stazione, ribattezzato corso Francesco Giuseppe nel 1873 «in commemorazione del 25. mo anniversario dell’avvenimento al trono di S. M. regnante».
Alessandro de Claricini, podestà dal 1869 al 1872, descrive nelle sue memorie la grande cura al verde urbano «due viali… fiancheggiano la via alla stazione della ferrata e formano il prediletto passeggio dei goriziani. Essi furono piantati, in seguito alla deliberazione del comitato tecnico rinforzato del 28 gennaio 1862, con 59 ippocastani nel primo tratto a dipartirsi dal Teatro, con 440 platani nel secondo e 77 acacie globose sui due rialzi prossimi al piazzale della stazione. Essi ombreggiano 12 sedili destinati al comodo dei passeggianti… thuje e ailanti a mascherare il muro di cinta del cimitero a metà via. La contrada del giardino conta 83 alberi, quarantatré ippocastani formano un filare d’alberi a tre lati del centro della nuova piazza del fieno. Una fila di 34 papiriferi e 2 acacie corre lunghesso la via che dal giardino mette direttamente allo Studeniz, ove innalzano maestosamente le loro fronde fino al tetto delle case 88 tigli, dai quali per temporaria concessione del municipio, povera gente coglie il fiore ed ove due acacie globose segnano l’ingresso all’oratorio degli evangelici … il doppio viale erariale tra i due ponti di S. Chiara e Isonzo, fornito di 466 ippocastani. Ventisei alberi ombreggiano i marciapiedi in piazza Cattarini [Medaglie d’Oro], altri la fontana in piazza S. Antonio».
Nella cartolina della collezione Ballaben, il viale alla Stazione ai primi del’900 nel tratto dell’albergo dei 3 portoni, poi sede della Provincia con l’adiacente villa Olivo. È ancora presente il doppio filare di platani, presto ridotto a uno, ma si nota soprattutto la pavimentazione, in sterrato macadam dal nome dell’ingegnere scozzese John McAdam che lo inventò nel 1820, divenuto lo standard costruttivo più diffuso in Europa fino al XX secolo.
A bordo delle recinzioni i marciapiedi in pietra ai quali erano obbligati i proprietari degli edifici finitimi, mentre il deflusso delle acque piovane avveniva con due fossati segnalati da paracarri.
L’asfalto sarebbe arrivato solo molti anni dopo, con la sistemazione negli anni Trenta del viale poi percorso da Benito Mussolini in occasione della sua visita a Gorizia nel 1938.
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