La svolta su Trieste Airport: verso la vendita del 51%

Pizzimenti: «Nessun tabù sulla cessione della maggioranza delle quote» La giunta Fedriga cambia rotta rispetto a Serracchiani. Vertice sulla gara bis

TRIESTE. Trieste Airport si può vendere per oltre la metà delle quote. Accettando dunque di cedere da subito la maggioranza, senza aspettare i tre anni che erano stati previsti da un paletto inserito nella gara andata deserta a inizio giugno. Graziano Pizzimenti, assessore regionale ai Trasporti, lo dice per la prima volta in modo netto: la Regione in minoranza in Trieste Airport «non è un tabù». La questione, a cavallo tra la giunta Serracchiani e quella Fedriga, rimane irrisolta. Ma, a quanto pare, il nuovo governo Fvg deciderà di assecondare la richiesta del mercato. Lo scalo di Ronchi dei Legionari interessa, ma i gruppi industriali che potrebbero ipotizzare un investimento da una quarantina di milioni sono pronti infatti a scendere in campo solo con l’obiettivo della maggioranza. Altrimenti, non se ne parla.

Dopo l’assenza di offerte per il 45% delle quote, con la possibilità di un ulteriore 10% solo nel caso in cui, per i tre anni successivi all’acquisto, il socio privato avesse concretizzato un incremento del traffico del 7% annuo, oltre a migliorare i parametri del piano industriale, la Regione deve decidere come procedere. Ma l’unica soluzione sembra quella di una seconda gara, con l’incremento delle quote in vendita. In modo appunto da soddisfare la voglia di maggioranza dei potenziali investitori. Primo tra tutti il maggiore network italiano, F2i, fondo privato che copre quasi il 40% del traffico aeroportuale con il controllo di Torino, Napoli, una quota di Bologna e la gestione pure di Milano Malpensa, Linate e Alghero. Il giorno dopo la scadenza del bando, F2i si è non a caso esposto ribadendo il proprio interesse al processo di privatizzazione di Trieste Airport.

«La limitata dimensione in termini di passeggeri servibili – si è letto nel comunicato del fondo – rende necessaria la sua integrazione in un network aeroportuale più ampio che ne sostenga lo sviluppo industriale. La privatizzazione dovrebbe consentire al partner gli spazi di manovra necessari per il conseguimento di tale integrazione e degli obiettivi condivisi con il pubblico per lo sviluppo del traffico in ambito regionale». Di fronte a parole così chiare, la giunta sta dunque pensando di allentare i paletti. «Stiamo cercando di capire come rendere appetibile la gara – dice Pizzimenti –, ma nessuno pone una questione di maggioranza: non ci sono tabù su questo. Quello che conta sono le prospettive di sviluppo che l’investitore deve garantire».

Una linea che coincide con la posizione espressa nei giorni scorsi dai vertici di Ronchi, il presidente Antonio Marano e il direttore generale Marco Consalvo, i primi a essere consapevoli di ciò che pretende il mercato, come del resto ben evidenziato dalla recente scalata di un gruppo privato austriaco all’aeroporto di Klagenfurt, venduto dalla Carinzia per il 78% del pacchetto azionario. Marano lo ricorderà a Pizzimenti in un incontro ormai prossimo. «Illustreremo all’assessore il mercato di riferimento – anticipa il presidente della società –, in particolare quello degli aeroporti regionali. Il contesto è internazionale, molto competitivo, e la nostra preferenza rimane per un partner industriale capace di assicurare un futuro di crescita a Trieste Airport. Siamo pronti a descrivere quanto successo sin qui, a partire dall’aggiustamento dei conti fino alle opere, dal polo intermodale al duty free, che ci fanno dire che non ci manca ormai più nulla. Ed entreremo nel dettaglio di quello che ci ha insegnato la prima gara. Ma, nel rispetto dei ruoli, a decidere tempi e modi sarà ovviamente la Regione».

Una nuova gara è ipotesi che piace anche alla Cgil, preoccupata di una trattativa privata che possa portare alla «svendita». A chiedere che vengano inoltre mantenuti «alti i requisiti per partecipare e confermando in toto le clausole sociali e contrattuali concordate con il sindacato» è Valentino Lorelli, segretario della Filt-Cgil Fvg. La categoria, inizialmente contraria alla cessione di quote, aveva poi giudicato positivamente le condizioni del bando, «che dava sufficienti garanzie sia sul piano industriale, per i requisiti qualitativi e dimensionali richiesti per la partecipazione alla gara, sia sul fronte delle tutele occupazionali e contrattuali dei lavoratori. Tutto questo, in una situazione favorevole alle prospettive di sviluppo dello scalo, grazie al forte aumento della domanda di trasporto aereo e alla recente realizzazione del polo intermodale».

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