La truffa degli infissi fantasma. Si fa dare gli acconti e sparisce

TRIESTE Non è mai piacevole commissionare un lavoro a una ditta, pagare subito un anticipo, per poi ritrovarsi senza il lavoro fatto né i soldi anticipati. Tanto più quando ci sono di mezzo parecchi quattrini.
Chiedere a due clienti del quarantottenne Peter Anthony Argenti, titolare della “Greenhouse Groupe srl”, ditta di Muggia specializzata in porte e infissi, che nell’ottobre del 2016 avevano concordato con l’imprenditore la sostituzione delle finestre di casa.
I due clienti sono un pensionato di 73 anni e un operaio di 45: dopo il preventivo avevano versato alla ditta acconti rispettivamente di 14 mila e 10 mila 800 euro. Ma alla fine sono rimasti entrambi con un pugno di mosche in mano. Dopo mesi di solleciti, di finestre, tapparelle e ante nemmeno l’ombra. Ma intanto gli anticipi erano stati incassati dal commerciante. Che non li ha mai restituiti.
La vicenda adesso è piombata in tribunale: Peter Anthony Argenti è stato denunciato ai carabinieri dai due clienti che si ritengono beffati. Il pm Cristina Bacer ha aperto un fascicolo per truffa. E ieri mattina è andata in scena la prima udienza in tribunale davanti al giudice Valentina Guercini. La questione è emersa in tutti i suoi dettagli. «Io avevo contattato la ditta per cambiare tutti gli infissi della mia casetta – racconta il settantatreenne – cioè undici finestre, due porte e un portone. Per questo lavoro ho dato al signor Argenti 14 mila euro come acconto. In realtà – precisa – il preventivo iniziale era di circa 19 mila euro, ma lui mi ha proposto uno sconto di 2 mila euro a patto che gli anticipassi subito il 75% della cifra. Mi ha detto che, così facendo, avrebbe ordinato i materiali e cominciato subito i lavori. Avevamo poi concordato una giornata per iniziare, solo che il titolare della ditta non si è presentato. Gli ho telefonato e lui si è giustificato dicendo che aveva avuto un intoppo. Quindi ha rimandato l’avvio dei lavori, promettendo di venire un’altra volta. Ma niente, non si è fatto vivo. Questo schema si è ripetuto per settimane e poi mesi. Prometteva ma non veniva. A un certo punto non rispondeva più al cellulare. Dovevo usare altre utenze telefoniche per parlare con lui – ricorda il settantatreenne –, aveva sempre una scusa».
Discorso simile per l’altro cliente che aveva contrattato sei finestre con altrettante porte finestre e nove scuri. Ma anche in questo caso di infissi e quant’altro nemmeno l’ombra. «Gli telefonavo, ma inutilmente. Anzi, per togliermi dai piedi, ha minacciato di denunciarmi per stalking perché lo chiamavo».
Da quanto risulta l’imprenditore non avrebbe neanche acquistato i materiali. Avrebbe incassato le somme e basta. «Io sono andato da lui a parlarci personalmente – riferisce ancora il settantatreenne – ma non mi ha mai restituito nulla».
I due clienti sono difesi dallo studio legale Alunni Barbarossa. L’imputato, invece, dall’avvocato d’ufficio Davor Blaskovic: «Non c’è stata alcuna truffa – ribatte l’avvocato –, è un professionista, non un delinquente, che ha una ditta e si occupa di centinaia di commissioni. Ma che, per mancanza di liquidità, non è riuscito a rispettare quanto pattuito. È stato inadempiente, ma la sua intenzione è restituire il denaro. Non voleva rubare a nessuno». —
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