L’Anpi: «Il 25 luglio 1943 stimola nella popolazione il desiderio di libertà»

A 77 anni dalla caduta del fascismo l’associazione partigiani isontina riflette sull’inizio della lotta di Liberazione 

l’intervento

Riflessione dell’Anpi provinciale sull’anniversario della caduta del fascismo.

Il 25 luglio 1943 Vittorio Emanuele III, con il convinto avvallo dei militari e la presa di posizione del Gran Consiglio del fascismo, tolse i pieni poteri a Mussolini e incaricò Badoglio di formare un nuovo governo. Il duce fu arrestato e condotto nell'isola di Ponza, alla Maddalena e sul Gran Sasso, dove venne liberato dai tedeschi per creare la cosiddetta "repubblica di Salò". Dopo la sua cacciata Mussolini diceva di se stesso di sentirsi ormai «un uomo morto». Di sicuro - come gli disse il re - era l'uomo più odiato d'Italia. Dopo i successi militari in Africa e in Spagna, tutta la condotta in guerra era stata catastrofica e ora, dopo lo sbarco degli Alleati in Sicilia, la sconfitta si profilava inevitabile. Fu in seguito agli insuccessi militari che molti italiani abbandonarono il loro duce, l'uomo della Provvidenza che guidava il paese con la repressione più dura, che aveva fatto illustri vittime come Giacomo Matteotti, Giovanni Amendola, Antonio Gramsci, Leone Ginzburg, e molti altri.

Nelle fabbriche gli operai scesero in sciopero, rimossero le insegne del regime, diedero la caccia ai fascisti. A Roma la popolazione si aggirava smarrita tra le rovine dei bombardamenti alleati. Fu allora che in tutto il paese si diffuse la consapevolezza che la battaglia antifascista doveva riguardare la grande massa della popolazione, soprattutto quando l'occupazione tedesca rese ancora più drammatica la situazione.

Il 25 luglio rappresentò dunque una presa di coscienza collettiva, una svolta radicale nell'atteggiamento passivo che gran parte degli italiani avevano avuto nei vent'anni di dittatura, una speranza per i ceti popolari costretti a tacere e ad emigrare. Ora si comprendeva che bisognava essere protagonisti, impegnarsi in prima persona, dare una mano a coloro che per primi avevano denunciato le malefatte del regime.

Il 25 luglio molti si aspettavano la fine della guerra. Purtroppo non fu così e iniziò per il popolo italiano il periodo più duro, ma la caduta di Mussolini servì da stimolo a coscienze fin troppo acquiescenti e accese in molti cuori il desiderio di essere liberi e la spinta a lottare per un sistema democratico, che garantisse giustizia sociale ed uguaglianza a tutti i cittadini. —



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