Le fragilità sociali si superano anche con la musicoterapia

L’associazione Mousikè  ha proposto le sue attività rivolte agli anziani e ai disabili cognitivi anche durante la pandemia grazie alle modalità telematiche
M. B.

Gioia, conforto ma anche aiuto concreto per superare le fragilità e abbattere le barriere comunicative e relazionali. È quanto ha regalato, attraverso il potere misterioso, unico e universale della musica, il progetto “Fragilità sociali e musicoterapia”, proposto in diverse strutture del territorio isontino dall’associazione Aps Mousikè – pur tra le mille difficoltà legate alla pandemia da Covid 19 – grazie al sostegno della Regione e del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

Nello specifico fin dal gennaio dello scorso anno, gli operatori e le operatrici di Mousikè si sono rivolti agli anziani delle case di riposo del Comune di Cormons (“La Cjase”) e Villa Verde, il centro residenziale San Vincenzo de Paoli, ma anche alle persone con disabilità cognitive seguite dall’associazione Diritto di parola di Gorizia, dall’associazione Amici dei traumatizzati cranici e dal Dipartimento di Salute mentale con sede al Parco Basaglia. Proprio dalla constatazione della presenza sul territorio di tante persone, dagli anziani alle persone con disabilità fisiche o mentali, alle prese con particolari difficoltà nell’affrontare il vivere quotidiano, a volte anche isolati o emarginati dalla comunità, è nato il progetto di Mousikè, sviluppato su 60 ore di musicoterapia (15 per ciascuna delle realtà e associazioni coinvolte) messe in calendario nell’arco di un anno e mezzo. Il tutto è stato coordinato da Alberto Loreti, presidente del sodalizio.

Le sedute con gli utenti del Dipartimento di Salute mentale, potendo contare sulla splendida cornice all’aperto del Parco Basaglia, si sono già concluse nel 2020, mentre a causa del lockdown totale imposto dalla pandemia nelle case di riposo, per preservare la salute degli ospiti, l’associazione ha dovuto ripensare la parte conclusiva del progetto in queste strutture. Così le musicoterapeute Sara Honam e Silvana Lattuca hanno puntato (supportate dal personale delle case di riposo stesse) su incontri in modalità telematica, che si sono dimostrati efficaci anche perché in grado di avvicinare gli anziani a strumenti tecnologici nuovi e stimolanti per loro. —

M. B.

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