Le messe dimezzate a Pasqua Nelle chiese solo i fedelissimi
Nell’arco della pandemia, l’affluenza alle funzioni religiose è calata a Gorizia di circa un terzo. Nella giornata di Pasqua, la partecipazione è stata della metà rispetto agli anni passati. E si possono immaginare le elemosine: meno fedeli, meno denaro raccolto per le attività della parrocchia.
«Sicuramente, per quanto riguarda le celebrazioni c’è un calo importante nella frequenza. Le chiese, comunque, sembrano sempre abbastanza piene, perché i fedeli si distribuiscono in base allo spazio – afferma il responsabile dell’unità pastorale di Gorizia, don Nicola Ban –. Pure in occasione della Pasqua, la partecipazione è stata calorosa: anche se non paragonabile con quella del passato, è stata buona e, tengo a metterlo in luce, molto convinta. Ogni chiesa, per le norme anti Covid, ha un numero massimo di persone che possono entrare, numero che è inferiore rispetto ai tempi precedenti alla pandemia. Occorre quindi rispettare i distanziamenti».
Per far qualche esempio, la capienza massima consentita in questo periodo in Duomo è di 110-115 posti, oltre a una cinquantina di posti collocati sui matronei. A Sant’Ignazio, invece, la capienza massima arriva a 130 posti. «Da quando le celebrazioni sono riprese, alcuni anziani non sono tornati in chiesa: un po’ per paura del contagio, un po’ perché i figli o i familiari in genere suggeriscono loro un atteggiamento di estrema prudenza. In sintesi, certi anziani è circa un anno che non li si vede alle messe – continua don Nicola –. Per quanto riguarda bambini e ragazzi, la loro frequentazione varia in base all’atteggiamento dei genitori che talvolta sono preoccupati e, quindi, a differenza di altri, non li fanno partecipare alle nostre attività. Per fortuna, non sono pochi quei giovani che vivono in ambienti in cui viene fatta comprendere l’importanza di avere relazioni sociali e di essere presenti alla vita pastorale».
Più di qualcuno in questi mesi ha avuto da ridire sulla decisione di lasciare aperte le chiese e di chiudere, per esempio, teatri e musei. Sul punto, l’opinione di don Nicola è chiara. «La possibilità che ci viene affidata di trovarci nelle chiese a pregare, mentre altri ambienti sono costretti alla chiusura, è un’occasione di grande responsabilità – dice ancora il sacerdote –. Ritengo molto importante che i bisogni spirituali vengano ritenuti essenziali, permettendo di affrontare questo periodo al meglio, dando un senso a ciò che sta accadendo. Bisogna allora avere gratitudine nei confronti di chi ci governa, che evidentemente ha giudicato sicuri i protocolli usati nelle chiese: da parte nostra, noi, per evitare i contagi, prestiamo più attenzione possibile».
Il passaggio dalla zona rossa alla zona arancione, in ogni caso, non cambia nulla per le messe: i posti di ogni chiesa restano gli stessi, così come pure le norme di distanziamento da seguire. «Semplicemente, in zona arancione – conclude il responsabile dell’unità pastorale – l’autocertificazione per andare a messa nel proprio comune non è più necessaria, a differenza che in zona rossa. Poi, per quanto riguarda l’attività della catechesi esse seguono l’apertura o la chiusura delle scuole». —
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