L’esodo e il silenzio di chi resta: ecco il libro sulle vicende istriane

Bottega errante pubblica lo studio della antropologa di Capodistria Katja Hrobat Virloget sulle vicende istriane. La presentazione giovedì pomeriggio, alle 17.30, al Circolo della Stampa, presente l’autrice

Pierluigi Sabatti
Esuli istriani lasciano la loro terra
Esuli istriani lasciano la loro terra

“Esodo – Il silenzio di chi resta” di Katja Hrobat Virloget (318 pagine 25 euro, Bottega Errante Editori) pubblicato in Slovenia nel 2021 esce ora nella traduzione italiana di Lucia Gaja Scuteri.

Un libro coraggioso frutto di dieci anni di lavoro dell’antropologa slovena che insegna all’Università del Litorale di Capodistria, che scrive in premessa di aver voluto “dare voce a chi non ha avuto voce” in questa “monumentale” tragedia, partendo da una domanda: “Due-trecentomila persone abbandonano un territorio, che cambia radicalmente la struttura etnica, sociale ed economica, e non se ne parla?”

Certo in Italia si è parlato molto degli esuli, con forti condizionamenti della politica. In Slovenia si è insistito invece sui crimini del fascismo e si è parlato di “optanti”, quindi di una scelta “volontaria”. Memorie antagoniste dalle quali venivano esclusi alcuni attori della vicenda: i rimasti (termine che gli italiani d’oltre frontiera non amano) e i nuovi venuti a vivere nelle località e nelle case lasciate.

Mamma e bimbo in partenza
Mamma e bimbo in partenza

L’approccio di Hrobat è diverso da quello degli storici, i quali indagano su com’era la realtà dell’epoca in esame, mentre gli antropologi indagano su come le persone vedono quella realtà. L’autrice ovviamente ha scelto questa strada, che le permette di “conoscere le persone al di la degli stereotipi” nella prospettiva microstorica “dal basso verso l’alto”, e ha intervistato una cinquantina di persone.

La scelta dei rimasti e nuovi venuti non deve far pensare che gli esuli giuliano dalmati siano stati ignorati.

Però lamenta Hrobat loro non hanno voluto parlarle. Così si è affidata agli studi degli storici e alle opere di scrittori e intellettuali per un’accurata descrizione della tragedia nel suo complesso.

Tra gli storici citati: i triestini Raoul Pupo, Marta Verginella, Piero Purini e Jože Pirjevec; le slovene Nevenka Troha, Milica Kacin Wohinz, gli istriani Franko Juri e Kristjan Knez per citare soltanto quelli del nostro territorio. Scrittori: ovviamente Fulvio Tomizza, che ha portato la voce dei contadini nella letteratura triestina, il croato Milan Rakovac, Nelida Milani e Anna Maia Mori che nel loro romanzo “Bora” mettono a confronto le esperienze di una rimasta, la Milani, e una esule.

Per far comprendere il contesto in cui si è sviluppato l’esodo Hrobat ripercorre la tormentata storia di questa terra di confine, “multietnica, multiculturale, mediterranea e ufficialmente bilingue”, a partire dall’incendio del Balkan che avviò le violenze fasciste, che provocarono 100mila esuli sloveni e croati dai territori diventati italiani con il trattato di Rapallo, e ricorda i 129 mila “regnicoli” arrivati nella Venezia Giulia tra le due guerre mondiali. E ancora la durissima repressione nazista, la guerra partigiana, il controesodo dei lavoratori monfalconesi emigrati in Jugoslavia sognando il socialismo; la rottura Tito-Stalin e le divisioni all’interno del movimento comunista di qua e di la dal confine con l’incubo di Goli Otok, il lager titino per dissidenti e tante altre “storie difficili e indigeste”. Sottolineando che lo stesso dolore accomuna tutti gli esuli. Smentendo le “storie ufficiali” dell’italiano fascista e del bravo sloveno perché i ruoli possono anche invertirsi quando il perseguitato diventa persecutore.

Hrobat non dimentica di sottolineare che il fenomeno dell’esodo istriano si colloca nel quadro dei trasferimenti forzati di popolazione che hanno caratterizzato il secolo breve e rileva che l’Italia non ha mai fatto i conti con il suo passato di sopraffazione e snazionalizzazione perpetrati nei territori che le erano stati assegnati con il Trattato di Rapallo.

L’ampio volume si conclude, dopo aver riportato tante testimonianze anche commoventi, con l’amara considerazione che la memoria non si è riconciliata: rimane il peso dei crimini fascisti e rimane il peso dell’esodo. Sul confine orientale siamo ancora perseguitati dal nostro passato. —

 

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