«L’ex Scuola di polizia è ora rifugio per abusivi»
DUINO AURISINA
Una struttura in degrado, utilizzata da ignoti come punto di ritrovo durante il giorno e, con ogni probabilità, anche per saltuari pernottamenti. Il tutto ovviamente nel segno della più totale illegalità. Sta diventando un caso il problema legato all’edificio che, fino a una dozzina di anni fa, ospitava la Scuola della Polizia di frontiera. Molti residenti della zona stanno infatti denunciando, con corredo di foto, il fatto che le finestre e le porte sono spesso aperte, evidenziando il transito e la presenza di qualcuno. A conferma che la costruzione sta diventando un comodo rifugio per ignoti. Anche l’apertura su un lato della recinzione che lo circonda lo suggerisce.
«Abbiamo visto spesso strani personaggi aggirarsi nei paraggi – spiega il proprietario di un immobile situato nei pressi della ex Scuola di polizia – e abbiamo anche segnalato la problematica alle competenti autorità, speriamo si intervenga, prima che la situazione diventi ingestibile». «Avviseremo subito le forze dell’ordine – risponde Daniela Pallotta, sindaco di Duino Aurisina – per quanto la proprietà dell’edificio sia del Demanio e non nostra».
La vicenda legata alla ex Scuola di polizia affonda le sue radici in più di un decennio fa, quando l’attività di istruzione delle giovani reclute si concluse. Il Comune di Duino Aurisina siglò poi, nel 2011, all’epoca della giunta guidata da Giorgio Ret, un accordo con il Provveditorato delle opere pubbliche del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per la concessione ventennale dell’edificio per dare il via all’iter che avrebbe dovuto portare alla realizzazione, in quel sito, della nuova caserma dei Carabinieri. «Ottenemmo anche un cospicuo finanziamento – ricorda Ret – ma poco dopo perdemmo le elezioni e subentrò l’esecutivo affidato al sindaco Vladimir Kukanja».
«Anche per noi – rammenta Lorenzo Corigliano, assessore della giunta Kukanja – l’obiettivo era quello di veder nascere la caserma dei Carabinieri, ma fummo bloccati dall’arrivo del Patto di stabilità, che di fatto ci impedì di proseguire».
Oggi la situazione la descrive Pallotta: «Per il nostro Comune è impossibile oggi fungere da stazione appaltante – precisa – ruolo che dovrebbe essere assunto dalla Regione. Speriamo che quanto prima si possa arrivare a una soluzione positiva del problema». Va anche sottolineato che un edificio di quelle dimensioni, se abbandonato alla propria sorte, privato dell’ordinaria manutenzione, col trascorrere del tempo si deteriora sempre di più, con l’inevitabile conseguenza che la spesa per rimetterlo in sesto cresce in parallelo. Nel progetto iniziale era previsto che potesse ospitare anche uffici comunali e aree pubbliche. Per il momento invece rimane l’eterna incompiuta. —
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