L'infermiera Marina è tornata in prima linea: «C’è bisogno di noi»
«La gestione è complessa. Chi si lamenta dei ritardi non immagina la fatica»

L'infermiera Marina Gaio è andata in quiescenza a gennaio dopo 40 anni di servizio
TRIESTE Era andata in pensione a gennaio 2020, dopo 40 anni di lavoro, poco prima che scoppiasse la pandemia. Ma lo spirito di abnegazione ha spinto l’infermiera triestina Marina Gaio, a febbraio scorso, ad aderire come volontaria all’appello dell’Asugi per la ricerca di professionisti sanitari nell’ambito della campagna vaccinale. «Quando sono andata in quiescenza, sono rimasta comunque in contatto con i miei colleghi e quindi ero a conoscenza di quello che stavano passando – racconta -. Mi dispiaceva non essere d’aiuto. Mi ero quindi subito informata, già l’anno scorso, per capire se e come fosse possibile dare un aiuto, ma non era stato possibile. Quando è uscito il bando nazionale, ho provato a parteciparvi, ma richiedevano troppi requisiti, motivo per cui ho partecipato invece all’appello di Asugi. Sono felice di questa esperienza, mi sento di essere utile e poi lo faccio anche per me, perché penso che prima ne usciamo, meglio è».
Le giornate trascorse a gestire senza sosta decine e decine di vaccinazioni non sono facili. «Alcune sono stressanti e intense», racconta Gaio, 63 anni, che nel centro vaccinale di Porto vecchio opera nel pre-triage e in quest’ultimo mese ha lavorato per ben 100 ore. Sarà lì anche domani, giorno di Pasquetta. «È un lavoro intenso, ben organizzato dalla coordinatrice ma c’è molto da fare - spiega -. Forse non lo si capisce da fuori, tanto che quando siamo in ritardo, alcune persone si lamentano».
Gaio fa parte della catena di montaggio, occupandosi della modulistica. «Non è facile nemmeno in questo caso - spiega -: basta pensare che solo circa il 10 per cento di over 80 che arriva lì completa l’anamnesi. Il lavoro comunque è versatile. Ci sono volontari che fanno sorveglianza anche per mantenere il distanziamento, ma non ci sono tanti infermieri, forse la cosa non è stata pubblicizzata bene. Io ho cercato di stimolare alcuni miei colleghi, ma forse non tutti, anche giustamente, hanno voglia di tornare a lavorare». —
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