L’ipotesi Codarin per il dopo Gabrielli alla presidenza dell’aula comunale

Rescigno: «L’incarico deve restare alla Lista Dipiazza» Le opposizioni presenteranno dei candidati di bandiera



Una partita a scacchi che sulla carta sembra avviarsi verso una risoluzione semplice, anche se chi entra Papa al conclave potrebbe uscirne vescovo. La scelta dell’ormai ex presidente del Consiglio comunale Marco Gabrielli di dimettersi dall’incarico ha ovviamente aperto la trattativa per la successione. Sotto questo profilo il nome più accredito, o almeno quello che circolava con più insistenza nei corridoi di palazzo Cheba ieri, è quello di Massimo Codarin, nipote di Renzo Codarin, ex presidente della Provincia e politico di lungo corso.

La lista civica Dipiazza non ha ovviamente intenzione di cedere la presidenza del Consiglio e lo stesso capogruppo Vincenzo Rescigno conferma che «al momento c’è un confronto all’interno dei partiti per poi arrivare a lunedì con la scelta definitiva al termine di un incontro che sarà risolutivo». Quanto al nome di Massimo Codarin, in ogni caso Rescigno conferma come sia una delle opzioni sul tavolo, «anche perché io faccio un passo indietro e non ho intenzione di presentare una mia candidatura».

Rescigno si tira fuori dalla mischia dunque. Oltre a Codarin, gli altri componenti del gruppo sono Roberto Cason e Francesco Di Paola Panteca, entrambi però sono già presidenti rispettivamente della seconda e della terza commissione. Tutti e due potrebbero però avere il desiderio di sedere sullo scranno più alto del Consiglio e quindi potrebbero decidere di non appoggiare il “compagno” di partito nel corso degli incontri di questi giorni.

Per quanto riguarda Forza Italia non ci sarebbero particolari ambizioni, l’unico che poteva pensare all’incarico, anche sulla base di alcune richieste non ufficiali delle opposizioni, sarebbe stato Bruno Marini il quale però davanti al cognome Codarin non avrebbe problemi a fare un passo indietro, visto anche il legame molto forte con lo zio Renzo con il quale ha militato nelle fila della Democrazia cristiana.

Resta il nodo della Lega che da tempo reclama uno spazio maggiore in giunta alla luce dei risultati elettorali - anche quelli della Regione Fvg -, dei sondaggi e dei numeri dell’aula visto che il Carroccio, con l’arrivo di Manuela Declich ed Everest Bertoli da Forza Italia, è diventato il gruppo più rappresentato. Una partita, questa, che potrebbe però restare sotto traccia almeno fino alle elezioni europee del 26 maggio.

Nelle opposizioni si guarda con un certo distacco alla faccenda, non essendoci margini per un ritorno all’usanza di concedere l’incarico di presidente alle minoranze. «È una questione interna alla maggioranza – ha spiegato Fabiana Martini, capogruppo del Pd –. Diciamo che Gabrielli era stato sfiduciato in più di qualche occasione attraverso delle delibere. Al momento non escludiamo comunque la possibilità di presentare un candidato di bandiera».

Anche per Paolo Menis del Movimento 5 stelle le dimissioni di Gabrielli non dipendono solo da questioni professionali come dichiarato: «Rispetto l’eleganza con la quale ha lasciato l’incarico di presidente del Consiglio comunale, la vera ragione è che è stato sempre delegittimato dai suoi compagni di partito e di coalizione. Il suo successore? Noi presenteremo un nostro candidato e chiederemo il voto dell’aula». —



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