Lippi: a Servola né Ferriera né Arvedi
Il sindaco, diffidato con lettera dalla Lucchini, non aggiunge commenti
Sulla vicenda Ferriera «la giunta ha dato mandato al sindaco Roberto Dipiazza di proseguire con la linea dura su entrambi i fronti». Ossia: «No all’autorizzazione integrata ambientale se non ci sarà una limpida e inequivocabile chiarezza» sulle condizioni di qualità degli impianti. E poi - soprattutto - «no all’eventuale possibilità di insediamento di altre società che abbiano lo stesso tipo di attività» di quella svolta oggi dalla Lucchini. Perché «noi quell’area la dobbiamo restituire alla città e soprattutto al porto».
Con queste affermazioni il vicesindaco Paris Lippi delinea chiaramente il significato dell’«atto politico», come lo definisce dandone la notizia, intrapreso ieri dall’esecutivo Dipiazza su sollecitazione dello stesso Lippi, il quale ha sollevato il problema all’approssimarsi di un momento cruciale: il 30 ottobre infatti è in programma la conferenza dei servizi in cui Regione, Provincia, Comune, Arpa e Azienda sanitaria dovranno concedere - o meno - l’autorizzazione integrata ambientale: un via libera alla Servola da votare se si riterranno soddisfatte le condizioni di qualità degli impianti.
Nessun documento dunque ieri da parte della giunta, ma un’indicazione chiara - concordi tutti i presenti compreso il sindaco, aggiunge Lippi - sulla linea da tenere: a Servola non ci deve essere in futuro alcuno stabilimento siderurgico. E «useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione» per arrivare a questo risultato, insiste il vicesindaco citando il gruppo Arvedi. Gruppo che proprio nei giorni scorsi - dopo la rottura delle trattative con Lucchini - aveva ribadito il proprio interesse a un eventuale acquisto dello stabilimento, condizionandolo però a certezze sulla situazione ambientale e sulla stessa volontà della città di vedere ancora attiva o meno la Ferriera.
Il «no» che ora Lippi esterna - e che l’assessore allo sviluppo economico Paolo Rovis ripete confermando l’orientamento assunto dalla giunta - suona come una risposta chiara a queste due domande. Anche se si tratta di un no «politico», precisano i due assessori, consapevoli del terreno su cui si muovono. Perché certo il Comune non potrebbe legittimamente annunciare un diniego preventivo all’autorizzazione su cui assieme ad altri enti dovrà votare sulla base di documenti e dati precisi ancora da valutare. Né l’amministrazione potrebbe entrare in una trattativa fra industriali per la compravendita di un’attività privata su un’area in gran parte di proprietà privata. Lo sottolinea con forza l’assessore all’ambiente Maurizio Bucci, ieri assente alla seduta della giunta, che conferma «la massima attenzione» al problema delle emissioni esploso con evidenza nelle ultime settimane, ma tira il freno su eventuali altri commenti.
Del resto lo stesso sindaco Dipiazza si astiene da qualsivoglia dichiarazione sulla seduta di giunta di ieri e sulla propria posizione: si agirà solo con i fatti, dice attraverso il suo portavoce ribadendo di essere in attesa di ricevere dall’Arpa (l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente) gli ultimi dati sulle emissioni che poi l’Azienda sanitaria dovrà analizzare.
Il silenzio del primo cittadino del resto può essere interpretato alla luce della lettera che Francesco Rosato, direttore della Ferriera e consigliere delegato di Servola spa, gli ha inviato pochi giorni fa richiamandolo al corretto esercizio dei poteri e a una lettura dei dati raccolti a Servola sul benzoapirene, conforme alle leggi. Confermando la propria volontà di continuare a collaborare con la pubblica amministrazione «per svolgere seriamente la nostra attività produttiva a Trieste», Servola spa si è riservata però nei confronti di Dipiazza «ogni azione legale a tutela nostra e dei nostri dipendenti, anche con riferimento ai danni che sono stati o potranno essere ingiustamente procurati».
Laddove i «danni» sarebbero secondo l’azienda quelli portati dalle parole di Dipiazza, che più volte aveva di recente affermato che se i dati sul benzoapirene fossero stati confermati anche per agosto e settembre, avrebbe firmato l’ordinanza di chiusura dello stabilimento. Al sindaco la proprietà ha fatto presente anche «l’ingiustificato allarmismo» in materia ambientale che sarebbe alla base dell’interruzione delle trattative con Arvedi. Mentre dunque Dipiazza tace, l’assessore Paolo Rovis torna a spiegare: «Abbiamo dato un mandato al primo cittadino su due fronti. Perché prioritario è l’aspetto ambientale, ma in seconda battuta c’è una visione strategica dello sviluppo economico-produttivo della città: visione in cui la Ferriera non rientra, perché quelle aree vanno riutilizzate a fini portuali». Dalla Lucchini - interpellata attraverso i suoi legali - non arriva alcun commento: se il terreno è politico, si fa sapere, non è un terreno di competenza della proprietà. Che attende il tavolo del 30 ottobre. Mentre anche Arvedi sceglie il silenzio.
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