Lo uccise con pugni e calci: ex pugile verso il processo

Indagini preliminari concluse. Il relativo avviso indirizzato all’indagato è stato emesso dal pm Federico Frezza: i legali di Francesco Semeraro, l’ex pugile di 35 anni accusato di aver provocato la morte di Andrea Bartolini dopo averlo colpito con calci e pugni in seguito a un diverbio avvenuto il 15 novembre scorso all’esterno di un locale di Roiano, avranno venti giorni dalla notifica dell’atto per presentare nuova documentazione, memorie, o per chiedere al pubblico ministero ulteriori indagini oppure che il loro assistito sia nuovamente interrogato. L’uomo è difeso dagli avvocati Elisabetta Burla e William Crivellari. Ciò che si profila al momento, alla luce del quadro probatorio (testimonianze, annotazioni di polizia ma anche i contenuti dell’interrogatorio in cui lo stesso Semeraro aveva ammesso di aver picchiato Bartolini), è la prospettiva - alla scadenza del termine dei venti giorni - della richiesta di rinvio a giudizio da parte del pubblico ministero titolare dell’inchiesta.
Il procuratore capo facente funzioni Federico Frezza accusa Semeraro di omicidio preterintenzionale, appunto per aver determinato attraverso i pugni e i calci inferti a Bartolini la morte di quest’ultimo, avvenuta alcune ore dopo l’episodio all’ospedale di Cattinara. Decesso che, come accertato dall’autopsia effettuata dal medico legale Fulvio Costantinides, è sopraggiunto per la rottura della milza e per un’estesa emorragia interna. Il pm, inoltre, contesta all’indagato anche l’aggravante dei futili motivi. Semeraro e Bartolini, che aveva 45 anni (originario di Ferrara, abitava da qualche tempo a Trieste), come accennato avevano litigato all’esterno di un locale di Roiano, in via dei Moreri. Secondo la ricostruzione fornita dall’accusato, a un certo punto, Bartolini aveva tirato una testata a Semeraro, il quale si era quindi scagliato con violenza contro l’altro, crollato poi a terra privo di sensi. Bartolini era stato successivamente portato a Cattinara.
Francesco Semeraro si trova agli arresti domiciliari e non può uscire di casa. Inizialmente la misura cautelare, emessa dal gip Guido Patriarchi, aveva incluso l’autorizzazione ad allontanarsi dall’abitazione per frequentare dei corsi di formazione organizzati dalla Fincantieri a Monfalcone, dal lunedì al venerdì dalle 12.30 alle 19. Il pm Frezza aveva presentato appello contro questo provvedimento, ritenendo l’autorizzazione tale da svuotare il contenuto della misura cautelare consentendo all’indagato di assentarsi quotidianamente da casa e di andare in un’altra città, a Monfalcone, e vanificando così le esigenze di prevenzione. Il Tribunale del riesame, presieduto da Giorgio Nicoli e composto dai giudici Enzo Truncellito e Piero Leanza, aveva accolto l’istanza del pubblico ministero, imponendo all’ex pugile l’obbligo di non uscire di casa nell’ambito della misura dei domiciliari.
Semeraro non era stato arrestato in flagranza di reato. Gli agenti della Squadra mobile l’avevano raggiunto dopo oltre 24 ore dall’episodio: dopodiché era stato interrogato dal pm Frezza e aveva ammesso di aver picchiato Andrea Bartolini. Nei suoi confronti erano scattati gli arresti domiciliari tre giorni più tardi, dopo l’emissione del provvedimento da parte del gip, proprio perché tecnicamente non era stato raggiunto in flagranza. Negli atti d’indagine, Semeraro risulta aver sofferto negli anni di «disturbo psicotico paranoide».
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