L’omaggio di Letta alle vittime del dramma del Vajont

Una visita Erto e Casso per dare «un piccolo segno» che consenta di «recuperare una disattenzione profonda» delle istituzioni. Così il presidente del consiglio, Enrico Letta, ha spiegato il significato della sua visita sui luoghi della tragedia del Vajont in occasione delle commemorazioni del 50esimo anniversario del disastro costato la vita a quasi duemila persone. La tappa ad Erto è stata la seconda di un viaggio iniziato in mattinata a Longarone. «Bisogna lavorare perchè il dissesto idrogeologico trovi risposte, perchè la montagna trovi risposte, perchè il nostro territorio sia reso meno fragile con le regole giuste e un uso del suolo diverso rispetto al passato», ha detto il premier.
«È importante celebrare i 50 anni del Vajont soprattutto per le tante contraddizioni che questa storia ci ha consegnato: mancanze dello stato, mancanze pesanti del nostro sistema e soprattutto oggi una nuova attenzione rispetto al territorio e alla sicurezza dei cittadini», ha aggiunto il premier, prima di soffermarsi sulle richieste che arrivano da queste valli. «Il tema dell’autogoverno e della specificità della montagna è un tema che considero essenziale e sarà una delle questioni che metteremo al centro dell’agenda», ha concluso prima di lasciare il cimitero monumentale.
Poi, come detto, il trasferimento a Erso, dove Letta è stato accolto dallo scrittore Mauro Corona, eccezionalmente in giacca. «Lei è il primo presidente che sale fino in paese, dovrebbero farle un monumento - ha affermato Corona - gliene siamo grati. Gli ertani non dimenticheranno questo gesto». Corona ha anche regalato uno dei suoi libri, con una copia anche per il presidente Napolitano, «anche se la dedica - ha detto lo scrittore - è un pò più gelida, visto che non è venuto in questa circostanza per noi così carica di significato».
«Letta ha dimostrato una grande sensibilità, di fronte ad una tragedia come questa le comunità non possono essere divise». Ha commentato la presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, al fianco del premier nella tappa ad Erto, che piange ancora 158 vittime della tragedia di 50 anni (tra cui la vittima più giovane, un bimbo di 21 giorni). La presidente ha sottolineato «la sofferenza di questa popolazione negli anni successivi alla tragedia», ma anche la necessità di ricordare la fragilità di un territorio che non cessa di destare preoccupazioni.
Per questo Serracchiani continua a portare avanti la sua proposta, condivisa con gli altri presidenti di Regione che hanno i medesimi problemi «di portare un piano straordinario come quello per il dissesto idrogeologico fuori dal patto di stabilita». Al momento, ha confermato la presidente, per quanto riguarda la Valcellina ed il torrente Varma «sono stati prenotati e messi a bilancio i fondi per lo sterramento ed il rialzo della strada ed abbiamo avviato le procedure per le gare, ma mi preoccupa l’arrivo dell’inverno perchè i tempi tecnici sono troppo stretti. Auspico che quantomeno si riesca comunque a fare un primo sghiaiamento per evitare che insorgano i soliti problemi».
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