Lorda i muri della Questura goriziano finisce a processo

Dopo le scritte a pennarello l’uomo le aveva coperte con della pittura blu e viola Sottrattosi alla perizia psichiatrica è stato rinviato a giudizio per imbrattamento

Imbratta i muri della Questura di Gorizia e finisce a processo. Una sorta di “writer” improvvisato che ha scelto come “tela” dove esprimere il suo estro istintivo le pareti esterne di un edificio istituzionale, la sede della Polizia di Stato per antonomasia.

Un imbrattamento quantomeno bizzarro, ripetuto per giunta due volte. Prima infatti sono apparse le scritte, pressoché indecifrabili, poi, alcuni giorni dopo, sono scomparse: nel volerle cancellare, l’uomo ha passato una mano di pittura.

Marco Mischou, sessantenne figlio di una nota famiglia di Gorizia, è stato così rinviato a giudizio per deturpamento e imbrattamento di beni pubblici.

Tutto risale al dicembre del 2014. Il goriziano aveva “vergato” i muri della Questura con un pennarello di colore celeste. Parole “buttate giù” in estrema libertà, risultate decisamente poco chiare, e comunque non ingiuriose, né accusatorie nei confronti di alcunché, tantomeno della Polizia di Stato, vista la struttura imbrattata.

Insomma, termini senza costrutto, eppure un “graffito” che aveva danneggiato l’edificio della Questura. Qualche giorno dopo, il sessantenne era tornato e aveva “oscurato” le sue scritte con della vernice di colore blu e viola.

Nessun riferimento e quindi nessun coinvolgimento della Questura. Piuttosto la Provincia di Gorizia che in qualità di proprietaria dell’immobile danneggiato, rappresentava la parte lesa ma che tuttavia, fino all’abolizione dell’ente non si è mai costituita parte civile nel procedimento.

Certo è che le condizioni di salute dell’uomo hanno destato “sospetti”, non foss’altro per l’anomalo comportamento con le scritte in pennarello “cancellate” poi dalla pittura. Un “sospetto” evidentemente considerato dagli inquirenti poiché la stessa Procura, di fronte a problematiche comunque evidenti manifestate dal sessantenne, aveva richiesto al giudice per le indagini preliminari una perizia psichiatrica. Esame disposto dal Gip, ma al quale l’uomo poi s’era sottratto.

Da qui il rinvio a giudizio. Lo scorso 21 maggio, al Tribunale di Gorizia, si è aperto il processo davanti al giudice monocratico Fabrizia De Vincenzi.

Il legale difensore del sessantenne, avvocato Guglielmo Bancheri, durante l’udienza filtro ha richiesto una perizia psichiatrica d’ufficio. Con ciò al fine di verificare se l’uomo fosse consapevole nel momento in cui aveva imbrattato i muri della Questura, se sia inoltre socialmente pericoloso e se abbia la capacità di stare in giudizio. In altre parole, se ci siano le condizioni per ritenerlo o meno cosciente del danno provocato e in grado di affrontare il processo.

Richiesta accolta dal giudice che ha nominato lo psichiatra Calogero Anzallo, dirigente del Centro di salute mentale dell’Alto Isontino, affidandogli l’esecuzione della perizia psichiatrica. Un esame, dunque, che sarà effettuato comunque, sia che il paziente si sottoponga spontaneamente oppure invece procedendo coattivamente, per imposizione di legge. Resta in qualche modo da capire perché l’uomo abbia imbrattato i muri della Questura.

L’avvocato Bancheri, da parte sua, ha osservato: «Non c’era apparente motivo affinché il mio assistito se la “prendesse” con l’edificio della Questura. Non ha mai avuto peraltro problemi con le forze dell’ordine, né risultano provvedimenti di sorta a suo carico. Così come non c’è stata alcuna offesa o ingiuria nei confronti della Questura attraverso le scritte sui muri, che erano anche poco chiare. È stato un gesto finora mai compreso, che appare per lo più istintivo. Del resto – ha aggiunto il legale – tutto è ancora da chiarire, compreso il fatto stesso di aver imbrattato un bene pubblico».

Durante l’udienza filtro, lunedì 21, sono stati anche presentati e ammessi i testimoni. La difesa ha proposto in particolare proprio i poliziotti della Questura goriziana.

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