Lucchini: Ferriera danneggiata dalla politica
«Inammissibile la risoluzione della Camera». Possibile ricorso al giudice per un risarcimento
di Piero Rauber
di Piero Rauber

No agli ultimatum politici «innammissibili in un’economia di mercato», appresi peraltro a mezzo stampa e «del tutto ingiustificati» dal punto di vista giuridico. La Lucchini - all’indomani della risoluzione bipartisan della commissione Ambiente della Camera dei deputati, che impegna Governo e Regione a tracciare in due mesi, dopo anni di tira e molla, tempi e modi del dopo-Ferriera - si affida a un lunghissimo comunicato che dosa, come mai prima, precisazioni, stizza e minacce di chiedere anche un risarcimento danni. Perché «non esistono motivazioni concrete e legali per ipotizzare l’avvio della procedura di riconversione, e tanto meno di eventuale chiusura, dello stabilimento di Servola».
Con «18 milioni di euro» già investiti per abbattere l’impatto ambientale e collocare l’impianto di agglomerazione «ai primissimi posti a livello europeo per contenimento delle emissioni inquinanti», ma con un’Autorizzazione integrata ambientale in odore di revisione, complice il riallineamento dei pianeti dopo il terremoto elettorale di aprile, la proprietà della fabbrica chiede infatti, «a tutela della propria attività e dei suoi 544 dipendenti», «lo stesso rispetto e la stessa sensibilità che la Giunta regionale e le istituzioni del territorio riservano in questi giorni ad altre realtà industriali». E prospetta possibili nuove battaglie davanti a un giudice «verificato il sostanziale danno alla credibilità industriale patrimoniale dell’azienda che può derivare da iniziative» così clamorose come quella uscita mercoledì da Montecitorio. «La società provvederà a tutelarsi nelle sedi opportune e a chiedere il risarcimento a tutti i responsabili dei suddetti danni».
L’altra minaccia, più velata, chiama invece in causa l’appartenenza della Ferriera al colosso Severstal, «una delle principali realtà siderurgiche mondiali, fortemente impegnata ad investire in Italia, in particolare a Trieste, per migliorare l’impatto ambientale e sociale dello stabilimento, ma anche in altre importanti attività quali quella per la produzione di funi giganti per trivelle petrolifere off-shore» che sta nascendo sul Canale Navigabile. L’acuirsi dello scontro, sottintende il comunicato di Lucchini, potrebbe far perdere a Trieste pure quel treno.
L’azienda conclude «ribadendo la validità e l’attualità del proprio piano industriale», che sposta al 2015 ogni rivoluzione rispetto all’assetto produttivo attuale, si dice pronta al confronto ma bolla come «inammissibile l’intervento dirigista e demagogico della politica, volto a limitare la libera iniziativa imprenditoriale privata, che si svolge nell’ambito del quadro normativo vigente, tutelando anche l’occupazione in un periodo estremamente difficile per l’economia internazionale».
Dal fronte politico, nel frattempo, non giungono ancora traduzioni inequivocabili ai contenuti della risoluzione votata a Roma. L’unica certezza è che, fra due mesi, chi vive vicino alla Ferriera o chi ci lavora dentro si sentirà legittimamente autorizzato a chiedere il conto al tandem Governo-Regione, urlando in caso di calma piatta all’ennesima bufala. «Una soluzione estrema che gli esecutivi nazionale e regionale potrebbero prendere in considerazione è che l’Autorità portuale non rinnovi la concessione, che scade quest’anno, per l’area dell’altoforno», si sbilancia il copromotore del documento, il deputato e segretario provinciale della Lega Massimiliano Fedriga, riconoscendo il fatto che l’obiettivo è incidere sui margini di manovra di una realtà privata. Nella svolta, però, crede il sindaco Roberto Dipiazza, che a sua volta non le manda a dire alla Lucchini.
«Giudico questa novità molto positivamente - assicura il primo cittadino - perché ora la Ferriera diventa un problema parlamentare. Segno che la proprietà non può più contare sulla protezione politica che aveva con l’amministrazione regionale di centrosinistra. Non si può continuare a inquinare e rimanere impuniti, questi hanno i migliori avvocati d’Italia e pensano di poter avere sempre ragione, in un modo o nell’altro».
Eppure secondo Ettore Rosato del Pd, che mercoledì ha firmato la risoluzione fatta propria dal sottosegretario all’Ambiente Roberto Menia dopo la modifica alla bozza padana di partenza, «c’è effettivamente il rischio che l’atto sia inconcludente. Il Governo deve dimostrare di avere strategia e risorse e deve discutere con la proprietà. Berlusconi vanta la sua amicizia con i russi? Bene, è il momento che la faccia valere». «Con quest’ultimatum - ribatte il consigliere regionale e comunale di Forza Italia Piero Camber - in realtà l’azienda può fare bingo. Giacché sarà necessario che il Governo condivida con la proprietà la fase di riconversione, Lucchini può trovarsi sul piatto un 50% di risorse statali per delle bonifiche che, altrimenti, in base alla legge, dovrebbe pagare da sola».
Il governo regionale, intanto, con l’assessore all’Ambiente, il fedele di Tondo Vanni Lenna, annuncia la Conferenza dei servizi con Provincia e Comune «ai primi di ottobre» per ridiscutere l’Aia, ma aspetta in parallelo un confronto con Menia perché «i termini della risoluzione mi sembrano ancora generici». E il tempo stringe, lo riconoscono anche dai banchi del Consiglio comunale. «Mi lasciano perplesso - ammette ad esempio dal centrodestra Maurizio Ferrara della Lista Dipiazza - i due mesi di margine. O hai le idee già chiare o è difficile trovarle in così poco tempo dopo anni di discussione. C’è da augurarsi che sia veritiera la prima ipotesi, cioè che i vertici decisionali sappiano già cosa fare».
«Chi mastica un po’ di politica - ironizza invece sul versante opposto Fabio Omero per il Pd - sa bene che ordini del giorno e mozioni non si negano mai a nessuno. Sono curioso di vedere, al sessantesimo giorno, se i lavoratori e i cittadini coinvolti nella vicenda Ferriera saranno stati o meno raggirati per l’ennesima volta». «E meno male - chiude Roberto Decarli dei Cittadini - che è stata modificata la prima versione della risoluzione proposta dalla Lega, che ricalcava il solito spot pubblicitario sventolato dal centrodestra. Giustamente Rosato ha preteso la variazione. E poi imparassero a informarsi e a scriverli come si deve, questi atti parlamentari, visto che all’inizio della risoluzione si parla di Servola come di un rione di 50mila abitanti mentre il dato demografico ufficiale ne conta 12mila...».
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