Ma le “Pinne nobili” minacciano l’escavo Mappatura video-sub
La “Pinna nobilis” ovvero pinna nobile, comune ed «eppure misterioso frequentatore» del nostro golfo possibile spada di Damocle sull’escavo del canale di accesso del Porto di Monfalcone come lo è stato il famoso Grillo Zaunerino (Zeuneriana marmorata) per l’allargamento di alcune realtà industriali del Lisert.
Come riportano diversi studi e interventi degli esperti della vicina Area protetta di Miramare,si tratta di un grande mollusco bivalve, conosciuto specie nelle zone di Grado dove si trovano centinaia di resti spiaggiati (le famose strure) che vive prevalentemente sul fondale sabbioso. La Pinna nobilis ha la conchiglia che si trova infossata per un terzo nel fango mentre il resto dei due terzi sporge dalla sabbia aprendo e chiudendo le valve, in base all’intensità della luce, per filtrare l’acqua e trattenere il plancton di cui si nutre, proprio come fosse una grossa cozza.
Il problema sorge perchè si tratta di una specie protetta e perchè in via di estinzione: chi viene sorpreso con una pinna nobile tratta dal mare rischia fortissime multe (da 12 fino 30 mila euro e 2 anni di carcere). E l’ulteriore rogna, per le aree costiere dei porti, è che le pinne nobili crescono tra le fronde delle fanerogame marine (piante del fondale simili a fili d’erba) la cui presenza è sempre più «minacciata» dal dragaggio dei fondali. Un quadro naturale presente in maniera diffusa in tutta la zona del monfalconese anche nella zona del canale Est Ovest e in quello di accesso al porto.
Lo sa bene il Consorzo industriale che deve spendere ogni volta, per il progetto di dragaggio dell’Est Ovest che porta al polo nautico dove ci sono marina e cantieri, decine e decine di migliaia di euro per mappare le fanerogame. Ora per il via all’escavo a quota 12,50 metri di fondale oltre alla mappatura delle fanerogame c’è da fare la fotografia della presenza delle pinne nobili. Come recita l’ordinanza numero 104 della Capitaneria, da mercoledì scorso è iniziata uno screening subacqueo (lo segue il Consorzio di bonifica pianura friulana incaricato dell’escavo dalla Regione) con video riprese dei sub di vari tratti (54, lunghi 100 metri) di tutto il canale di accesso del porto fino alle aree delle banchine. Bisogna mappare esattamente la presenza delle pinne nobili. E se ce ne sono tante? Sono protette e come è accaduto altrove potrebbe essere necessario progettare un intervento urgente (e molto costoso) di «ricollocazione» di tali molluschi in un altro sito idoneo. Altrimenti i lavori di dragaggio potrebbero subire uno stop. —
G.G.
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