«Maestra esigente, non certo un mostro»

FARRA. Una maestra senza dubbio esigente, ma non di certo il mostro dipinto nell'indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Gorizia. Rompe il silenzio e parla di un caso «di ingiustizia evidente»" il legale dell'insegnante della scuola elementare "Riccardo Pitteri" indagata dalla magistratura per maltrattamenti nei confronti dei propri alunni. A contestare il quadro indiziario che ha portato alla sospensione di sei mesi della donna è l'avvocato Dario Obizzi. A dare il via alla vicenda è stata una segnalazione di due famiglie alla compagnia carabinieri di Gradisca d'Isonzo.
Per verificare la situazione, l'Arma aveva eseguito intercettazioni ambientali posizionando delle videocamere nella classe della scuola di Farra dove la maestra - poco più che cinquantenne - ha insegnato fino ai primi di febbraio. L'attività era poi proseguita con un'ulteriore raccolta di materiale investigativo da parte degli inquirenti. La pm Ilaria Iozzi aveva quindi inviato gli atti al gip chiedendo misure restrittive per la maestra. Il giudice per le indagini preliminari si era però limitato a quella interdittiva della sospensione di sei mesi dall'insegnamento. L'ipotesi di reato è il maltrattamento, ma, come sottolinea il legale della donna, la colpevolezza è ancora tutta da dimostrare. «Abbiamo avviato delle indagini difensive - afferma Obizzi - e dimostrano tutto il contrario di quanto emerso fino a qui. Come già evidenziato dalla lettera sottoscritta dalla maggior parte delle famiglie già pubblicata dal Piccolo, emerge la figura di una maestra competente, capace, professionale e attenta ai bisogni dei propri alunni. Riteniamo quindi che ci sia stata un'interpretazione unilaterale di immagini di per sé stesse neutre».
In merito al materiale raccolto dai carabinieri di Gradisca, il legale della donna spiega che, per il momento, sono state mostrate solo immagini di una maestra che si muove all'interno della propria classe. Obizzi auspica che le intercettazioni ambientali vengano inserite nel loro contesto e non estrapolate da esso. «Non c'è traccia di vessazioni o di violenze come è stato messo in evidenza», assicura il legale che ricorda come, in realtà, per i bambini della scuola di Farra i problemi siano cominciati solo all'indomani della sospensione dell'insegnante. Il provvedimento ha, infatti, interrotto la regolarità dell'attività didattica disorientando prima di tutto gli scolari. Nonostante la recente nomina di una supplente da parte della dirigente scolastica dell'istituto comprensivo "Della Torre", Eleonora Carletti, la situazione non potrà più tornare alla normalità e anche in caso di archiviazione del procedimento da parte del giudice, sarà difficile che la maestra possa tornare tra i banchi della scuola farrese. «La mia assistita - sottolinea il difensore - calibrava le lezioni sulle esigenze dei singoli alunni e collaborava con lo psicologo quando necessario». Obizzi parla di «persona rara» e ricorda che è stato proprio per affidarsi a lei che alcune famiglie non residenti nel comune hanno scelto di iscrivere i propri figli alla "Pitteri" di Farra. Per evidenziare il fatto che la donna non avesse niente da nascondere, l'avvocato precisa che le lezioni venivano fatte con la porta della classe aperta. «Se ci fosse davvero stato quel clima di terrore con vessazioni ai bambini di cui si è parlato, penso che qualcuno se ne sarebbe accorto. Credo che l'insegnante di sostegno o quella di potenziamento lo avrebbero percepito. Invece nulla».
A schierarsi a favore della maestra sono state 19 famiglie su 22. Fino a prova contraria, la maggior parte dei genitori dunque non vuole credere all'ipotesi del mostro e a confermare le capacità della donna ci sono anche le numerose attestazioni di stima arrivate da parte di ex allievi. «Ci troviamo di fronte a una maestra con alle spalle 25 anni di esperienza, una maestra sempre piena di iniziative e molto esperta. In questo senso si può dire che fosse impegnativa ed è possibile che di fronte a questo impegno alcuni alunni abbiano reagito chiedendo di non andare a scuola perché, magari, non avevano fatto tutti i compiti assegnati. Forse è stata rigida e ha messo delle regole, ma da qui a metterla alla gogna ne passa. Anziché le misure cautelari, avrebbero dovuto farle un monumento».
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