Mehmeti e Mbock indagati dalla Procura di Trieste

Gli ex vertici della Triestina accusati di avere truffato l’imprenditore Cergol Giallo sull’arresto del kossovaro. L’avvocato: non è vero. La polizia: confermiamo
Di Corrado Barbacini
Lasorte Trieste 09/03/14 - Calcio, Serie D, Triestina - Union Ripa, Hamdi Mehmeti, Cergol
Lasorte Trieste 09/03/14 - Calcio, Serie D, Triestina - Union Ripa, Hamdi Mehmeti, Cergol

Il pm Federico Frezza ha iscritto i nomi dell’ex presidente della Triestina Hamdi Mehmeti e Pierre Mbock, il suo emissario, nel registro degli indagati. La vicenda è quella di un misterioso bonifico di 400mila euro, asseritamente inviato ma mai arrivato a destinazione. Soldi che avrebbero dovuto finire nelle casse della Triestina al momento della vendita delle quote da parte di Gianfranco Cergol e che sarebbero dovuti servire per pagare i debiti del club alabardato. Ma che appunto si sono persi per strada. Accusa: truffa aggravata.

La vicenda surreale parte dal misterioso rogito notarile di Modena avvenuto in due atti (7 e 13 marzo 2014) in cui era stato definito il passaggio di proprietà. Da quel giorno Mehmeti è il nuovo presidente della Triestina mentre Mbock, oltre all'incarico di vicepresidente e ad, detiene anche le quote. Una transazione avvenuta sulla base di 390mila euro che però appunto non sono di fatto mai stati disponibili. O meglio sono spariti. Perché gli unici soldi pagati sono stati 10mila euro per le quote di Cergol. Per versare il resto, appunto 390mila euro, avrebbe dovuto essere effettuato un bonifico.

Ma, da quanto appreso, i codici erano sbagliati, si era parlato di disguido. Così i soldi non sono mai arrivati a destinazione anche se a testimoniare quello che avrebbe dovuto essere il versamento sono state esibite contabili e i rendiconti. Per la Procura, quello avvenuto, è stato un errore voluto da parte di chi avrebbe dovuto pagare, appunto Hamdi Mehmeti. Da qui l’accusa di truffa aggravata. E pensare che Gianfranco Cergol, l’ex proprietario, aveva assicurato di avere lasciato l'Unione in mani sicure. Lo svizzero-kosovaro aveva anche annunciato la disponibilità di 1,5 milioni di euro di budget per affrontare la serie D. Ma appena due settimane dopo questo roboante annuncio è scoppiata la rivolta dei giocatori, che, non pagati da mesi, hanno denunciato situazioni divenute in breve insostenibili. In breve sono cominciati dei lunghi tira e molla con giocatori, allenatori e creditori vari. Mehmeti era sparito per giorni e giorni senza dare notizie di sé: Svizzera, Kosovo, viaggi in giro per il mondo, affari, vacanze. Nei pochi giorni in cui si era fatto vedere, qualche pagamento era stato eseguito, ma è si trattato di una goccia nell’oceano.

E intanto al mistero del soldi non versati se ne aggiunge un altro. Quello dell’arresto di Mehmeti. «Non c’è stato nessun arresto del signor Hamdi Mehmeti. Non è richiuso in prigione in Slovenia, ma si trova nei Balcani, per le sue attività imprenditorili. È libero». A pronunciare queste parole è l’avvocato triestino Dario Lunder che poi le ha ribadite in una secca nota inviata, così afferma, dopo “l’ok del cliente” giunto via e-mail. Si legge: «Mehmeti non si trova in stato di fermo in Slovenia, in attesa di estradizione su iniziativa della Polizia di quel Paese, e nemmeno risulta essere stato condannato in Svizzera alla pena di 5 anni di reclusione per bancarotta fraudolenta». Un mistero. Perché la notizia dell’arresto del cittadino svizzero di origine kosovara diventato per breve tempo presidente della Triestina è stata trasmessa dalla polizia di Capodistria ed è giunta alla Digos della Questura di Trieste attraverso le vie istituzionali. Ieri sera Mehmeti si è fatto vivo al telefono sostenendo di essere libero, in Kossovo, senza spiegare però da quanto tempo.

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