Mercatone Uno, Cigs al 2020 e il Comune “congela” la Tari

È come se, dopo un mese di apnea, i ventisei dipendenti del Mercatone Uno di via Colombo avessero ricevuto la prima, vera boccata d’ossigeno. Per loro, a stragrande maggioranza donne e non di rado monoreddito e con figlio minore a carico, la notizia dell’arrivo della cassa integrazione straordinaria, distribuita a livello nazionale su 1.800 lavoratori, rappresenta un primo punto positivo. Anche perché il Ministero dello Sviluppo economico, dopo il pressing di Comune e Regione, ha assicurato l’impegno a far partire le carte da indirizzare all’Inps per avviare le pratiche il più velocemente possibile (possono passare anche tre mesi, ma qui pare si impiegherà la metà del tempo).
Secondo il verbale che è stato firmato dalle parti al tavolo del Mise, la Cigs partirà dal 24 maggio – giorno in cui il Tribunale di Milano ha dichiarato il fallimento della Shernon – e durerà fino al 31 dicembre 2019. Qui, subito, un primo motivo di preoccupazione: e dopo? Consapevole della spada di Damocle sulla testa dei dipendenti ieri mattina il sindaco Anna Cisint ha chiamato a rapporto la delegazione del Mercatone Uno e ha spiegato a una platea al 99% composta da donne (unica eccezione un magazziniere) di aver ricevuto ampia «rassicurazione dal sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon» che il paletto di fine anno è stato posto solo per il fatto che «si confida nella riapertura con un nuovo marchio» a reggere le sorti degli store sparpagliati in Italia, due dei quali in Regione, appunto a Monfalcone e Sacile, una cinquantina di lavoratori in tutto. Quello di Reana è infatti chiuso da un pezzo ormai. «Dovesse poi configurarsi lo scenario peggiore – sempre Cisint –, cioè l’assenza di interlocutori per l’acquisizione, allora la Cigs verrà prorogata al 2020. Su questo ho ricevuto ampie garanzie da Durigon».
Non perseguibile, invece, la strada di calibrare la Cigs sul regime lavorativo ante accordo del settembre 2018, quando «per sopperire all’esubero di 300 persone, cioè al rischio licenziamento, si sottoscrisse un patto con i sindacati molto duro»: purtroppo indietro non si torna «perché altrimenti si configurerebbe un danno erariale», stando alla prima cittadina. Come poi confermato da diverse lavoratrici si è trattato di un’intesa pesantissima: da un giorno all’altro chi lavorava full time (38-40 ore settimanali) si è trovato part-time (20-24 ore), con una diminuzione netta di 300 euro sullo stipendio. Un sacrificio, a detta sempre dei dipendenti, ineludibile perché sostanzialmente sotto ricatto occupazionale. A spanne, dunque, tranne qualche eccezione, le lavoratrici percepiranno tra i 400 e i 700 euro di Cigs al mese. «Uno col reddito di cittadinanza percepirà più di noi»: è la riflessione, amara, di una dipendente. Da sottolineare che queste persone, oltretutto, non si vedono erogare lo stipendio dal mese di aprile, quando peraltro ne hanno ricevuto solo due terzi: dieci giorni, infatti, non sono stati corrisposti. E spesso si trovano sulle spalle un mutuo per l’acquisto della casa o i pagamenti rateali delle finanziarie per auto o elettrodomestici. Di qui l’immediata esigenza, su intercessione dell’ente con le banche, di congelare i debiti almeno fino alla corresponsione della prima Cigs, che arriverà con tutti gli arretrati in teoria «tra un mese e mezzo», secondo quanto auspicato da Cisint, che attraverso i suoi sovrastanti referenti ha sollecitato in tal senso Mise e Inps. Sempre il sindaco intende poi, per i lavoratori del Mercatone Uno residenti a Monfalcone, «congelare la Tari e l’Imu su seconde case in attesa dell’arrivo della cassa integrazione». –
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