A Trieste da domenica torna in scena la bora: temperature in picchiata

Le previsioni per i prossimi giorni: dovrebbe ridursi il pericolo “black ice”, la cosiddetta “pioggia che gela”, ma il vento accentuerà il freddo percepito

Fabio Dorigo
La Bora dei giorni scorsi (Silvano)
La Bora dei giorni scorsi (Silvano)

«Una depressione centrata sul Belgio richiama correnti sudoccidentali umide e fredde sul nord Italia. Sabato affluiranno correnti nordoccidentali ancora piuttosto umide. Da domenica la rimonta dell’anticiclone atlantico farà affluire aria più secca e fredda». L’allerta gelicidio appare rientrata. Per ora niente più “black ice” come viene soprannominato il fenomeno. Il gelicidio (termine non scientifico, ma comunemente usato per definire la formazione del gelo) si verifica per la differenza di temperatura dell’aria rispetto a quella del suolo: se quest’ultima è più bassa durante le precipitazioni la pioggia gela e dà origine alla formazione del sottile strato di ghiaccio.

Nei prossimi giorni la percezione del gelo risulterà però intensificata dal ritorno sulla scena della bora. Sabato il cielo sopra Trieste sarà variabile. Possibile qualche debole precipitazione sparsa, più probabile sul Carso, con quota neve sui 500 metri. Di primo mattino possibile qualche raffica di bora moderata. Domenica 11 gennaio, invece, il cielo sarà in prevalenza sereno o al più poco nuvoloso. Il vero problema sarà il vento. Domenica soffierà bora anche sostenuta a Trieste, molto fredda in serata. Crollo della temperatura nella giornata di lunedì con minime decisamente sotto zero (- 3 sulla costa).

È da oltre un secolo che la bora, sia chiara che scura (come la birra), fa notizia a Trieste conquistando le prime pagine de “Il Piccolo”. Nell’inverno del 1910, a Muggia, una bora violentissima provoca il deragliamento e il ribaltamento di un treno lungo i binari della Parenzana. Muoiono tre persone e i feriti sono decine. Il 31 marzo “Il Piccolo della Sera” esce in edizione straordinaria: “Un treno della ferrovia istriana rovesciato dalla Bora”. Nell’inverno più freddo e lungo del XX secolo, quello del 1929 (anno del crollo di Wall Street) Trieste subisce diverse ondate di gelo e di Bora (le raffiche raggiungono i 150 chilometri). Su “Il Piccolo” di febbraio e inizio marzo i titoli sono urlati: “Eccezionale ondata di gelo”, “Città rabbrividente”, “Bufera glaciale”. Anche il mare lungo le rive è ghiacciato. «Il termometro, oltrepassati durante il giorno i 16 gradi sottozero, scese nella notte fino ai 19 gradi – si legge il 13 febbraio –. Meno 14 che sembra meno 30».

L’effetto bora amplifica le temperature percepite. Fra gli episodi più eclatanti c’è il rovesciamento di un tram che transita lungo le rive davanti al Palazzo del Lloyd. «Erano tempi di “jazzini”, ramponi da città sconosciuti ai “regnicoli”, da mettere in caso di gelicidio – racconta Paolo Rumiz riportando le storie di nonna Alida –. Col grande freddo del Ventivove non c’era nessuno a Trieste che osasse uscire senza appesantirsi con pietre (“cògoli” li chiamava) contro la regina dei venti».

Nel 1953 la bora scende in campo a Valmaura. Il 15 febbraio la Triestina batte la Juventus 2-1 (gol di Petagna e Dorigo). Determinante la bora che soffia a 140 chilometri allo stadio. «La città sferzata da una Bora ciclonica» titola il “Giornale di Trieste” del 2 febbraio del 1954 riferendo di “raffiche sino a 160 all’ora”. “Una giornata che ricorda il famigerato inverno del 1929”. Pesante il bilancio: 3 morti e oltre 400 persone senza tetto a causa della case scoperchiate.

Nel 1962 la bora provoca l’ennesimo gelicidio: la città tutta ricoperta da una lastra di ghiaccio. E mentre i filobus e gli autobus non riescono a muoversi, i tram si prendono una bella rivincita e, per necessità, circolano anche sul tracciato della linea 2 per Servola.

La grande fuga dell’Ursus con l’Audax. Cronaca di un’evasione dall’anima di Trieste
La fuga dell’Ursus nella foto di Sergio Beltramini

Archiviato il Novecento si arriva al secolo XXI. Il 2 marzo 2011, alle 8, causa le raffiche di Bora a oltre 170 all’ora, l’Ursus strappa gli ormeggi e finisce in balìa delle onde in mezzo al Golfo di Trieste, trascinando verso il largo anche il rimorchiatore Audax. Viene salvato dai rimorchiatori della Tripmare. La bora spazza Trieste con raffiche fortissime per giorni. Oltre 90 persone finiscono all’ospedale. La “regina” delle raffiche viene registrata dal Nautico: 176 chilometri all’ora. Un record assoluto.

Il 2 febbraio 2012 delle forti raffiche di Bora scoperchiano in parte la cupola in rame di Palazzo Carciotti. Dodici giorni consecutivi di bora. La temperatura percepita arriva a – 18 gradi. Quasi – 5 quella registrata sul Molo Audace completamente ghiacciato. —

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