Al Mib studenti da sette Paesi: «Qui riscopriamo le origini»
Presentato il corso di export management rivolto ai discendenti dei migranti italiani tra i 23 e i 35 anni. E’ giunto alla 26ma edizione, quest’anno coinvolge 28 partecipanti

«Lo scopo è formare degli esperti di export management e, in questo percorso di studio, aiutarvi a camminare sulla strada tracciata dalla vostra famiglia italiana». Queste le parole pronunciate da Stefano Pilotto, direttore del Corso “Origini” in export management e sviluppo imprenditoriale, per raccontare ai protagonisti gli obiettivi del percorso di studi, riservato a giovani lavoratori tra i 23 e i 35 anni discendenti di emigrati italiani nel mondo e presentato nella mattina di mercoledì 4 novembre negli spazi del Mib Trieste School of Management.
Il corso Origini, giunto alla 26ma edizione e sostenuto dalla Regione e dall’Istituto per il commercio estero-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane con il patrocinio del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, quest’anno coinvolge 28 partecipanti provenienti da sette Paesi (Argentina, Australia, Brasile, Canada, Sudafrica, Uruguay, Venezuela) e le famiglie degli iscritti hanno radici in 14 regioni italiane: le regioni più rappresentate sono il Friuli-Venezia Giulia (16), il Veneto (4), il Molise (3) e la Lombardia (2). Durante i primi due mesi di corso gli allievi, scelti fra diverse centinaia di candidati, impareranno in aula a redigere nei minimi dettagli un progetto di esportazione di un prodotto italiano verso il mercato del proprio Paese di provenienza. Durante i tre mesi successivi ogni allievo svolgerà uno stage in un’azienda italiana e preparerà un progetto di esportazione per conto di tale azienda.
«Il corso Origini – ha sottolineato Pilotto – è un corso diverso dagli altri principalmente perché destinato ai discendenti degli emigrati italiani nel mondo, accompagnando questi ultimi al riavvicinamento con la terra, la lingua e la cultura dei loro padri». «Chiaramente – ha aggiunto Pilotto – oltre all’aspetto umano, il corso ha un obiettivo pratico evidente: recuperare le giovani generazioni e avvicinarle al sistema economico italiano per aiutare, al termine del percorso individuale di ogni partecipante, le aziende del nostro Paese a esportare attraverso il lavoro di giovani motivati e altamente qualificati».
Avere la possibilità di chiacchierare con alcuni dei 28 studenti è un privilegio che spalanca l’opportunità di ascoltare una miriade di aneddoti e storie familiari interessanti come un romanzo e di toccare con mano, attraverso le parole e la comunicazione non verbale, il legame speciale di questi ragazzi con l’Italia.
Il brasiliano Eduardo Bonetti, dopo aver avuto la fortuna di conoscere un bisnonno che parlava un dialetto misto tra il veneto e il brasiliano, nel 2008 ha cominciato a fare sul serio per ricostruire il proprio albero genealogico e per scoprire la sua italianità: «Sono – afferma con orgoglio Eduardo – un italiano di quarta generazione con i miei trisavoli che emigrarono attorno al 1870 dalla provincia di Mantova, dal Veneto e da Pordenone». «Nel 2008 – racconta Eduardo - sono diventato membro dei “Trevisani nel mondo” e nel 2013 ho cominciato il mio percorso di studi universitari a Pavia, dopo che nel 2011 avevo già fatto un progetto di interscambio in Lombardia. Negli anni successivi poi il legame con l’Italia non si è mai spento, anzi». «La mia vita – conclude Eduardo – mi spinge in Italia e mi sa che dopo questi mesi al Mib il mio destino è rimanere qui».
Anche l’argentina Juliana Gomis quando parla in italiano e racconta, con entusiasmo ed estrema precisione, la vita dei suoi parenti, non smette di sorridere: «La mia bisnonna, Marina Giuliana Plazzotta è cresciuta a Paluzza per poi spostarsi a Trieste e aprire una panetteria con i fratelli. Dopo pochi mesi dall’apertura assunsero il pasticcere Bruno, di cognome Colautti, nato a Pola, e lui e Maria Giuliana si innamorarono follemente». «In Italia – continua Juliana – nacque il primogenito Rodolfo mentre gli altri quattro figli nacquero negli anni a venire in Argentina, incluso mio nonno Cesarino che è ancora in vita e che è stato la persona che, fin da piccola, mi ha fatto conoscere l’Italia». Nel 1938 l’incubo della Seconda Guerra Mondiale incombeva e Bruno, che era già stato arruolato in Marina Militare, avrebbe quasi sicuramente partecipato al conflitto: «Marina Giuliana convinse Bruno a partire per l’Argentina e questa scelta probabilmente lo salvò perché nella panetteria di Trieste fu sganciata una bomba che uccise due miei familiari. Quando Marina Giuliana raggiunse l’Argentina aveva 28 anni, oggi io ho la stessa età e mi sa proprio che non potevo fare a meno di tornare, forse definitivamente, in Italia».
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