Mici avvelenati, colonie sparite Le gattare: azioni premeditate

Sono una quarantina le famiglie sul territorio e di due ormai non c’è più traccia Le associazioni alle prese con un lavoro enorme gestito solo da 15 volontarie



Due colonie di gatti scomparse, casi accertati di avvelenamenti nei confronti di alcuni mici randagi, difficoltà per le gattare non affiliate all’associazione di riferimento per il Comune di ottenere una copertura economica per le spese sostenute nell’acquisto di cibo per gli animali.

Sono solo alcune delle problematiche che stanno emergendo in questi ultimi mesi sul fronte della gestione delle colonie feline, dove sembrano moltiplicarsi anche i gatti stessi a causa della difficoltà di catturare e quindi sterilizzare alcune gatte. I numeri rendono bene l’idea del fenomeno: sono una quarantina circa le colonie feline presenti lungo tutto il territorio comunale, frazioni comprese.

Se si considera che per essere considerata tale, una colonia felina deve vedere la presenza costante di almeno cinque individui stanziali, ecco che i conti sono presto fatti: sono almeno 200 i gatti randagi presenti a Cormons (ma con ogni probabilità la cifra è ampiamente superiore e soprattutto in aumento proprio per la difficoltà di sterilizzare tutte le femmine), con tutte le necessità che essi possano avere, dal bisogno di cibo alla possibilità di essere curati se malati.

Un lavoro enorme, gestito però solo da una quindicina circa di volontarie. I problemi sono diversi: innanzitutto la situazione di alcune colonie. A comunicare lo stato dell’arte è Patrizia De Martin, una delle gattare indipendenti (non affiliate cioè ad alcuna associazione) attive sul territorio che si fa portavoce anche di altre colleghe: «La colonia di via Ara Pacis è ad oggi quasi completamente azzerata così come quella di via Sottomonte a Brazzano, dove il numero dei gatti è crollato sostanzialmente a causa di avvelenamenti che si susseguono da anni».

Ma c’è anche il sospetto che qualcuno, pur di disfarsi della presenza degli animali presenti, abbia spostato le colonie altrove, assai lontano dal luogo nel quale i gatti hanno sempre vissuto.

Una pratica che, se fosse confermata, sarebbe perseguibile penalmente: i gatti di una colonia infatti possono essere spostati solo dalle autorità preposte «per validi motivi certificati dall’Azienda sanitaria» e con apposita «ordinanza del sindaco». Un altro problema riguarda le spese sostenute da molte volontarie: a prendersi a cuore la loro questione è il comitato civico Siamo Cormons.

«Solamente prendendo in esame le colonie 5, 29, 31, 34 e 38 – sottolineano gli attivisti di Siamo – ci sono 67 gatti che ad oggi ricevono da mangiare esclusivamente dalle volontarie indipendenti: il problema-cibo è un grosso macigno che pesa sulle spalle delle volontarie ed è tuttora a loro carico». –





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