Tensioni al Festival Geografie: un liceale interroga Cisint e il pubblico lo fischia

Presentazione blindata per "La minaccia di Allah": il giovane Umberto Dimitri cita Terenzio e accende il dibattito sull'Islam. L'eurodeputata: «La Sharia minaccia l'ordinamento, io resto sotto scorta»

Tiziana Carpinelli

Quando il libro trova una domanda scomoda, allora può capitare che il sipario cali prima del previsto. È accaduto ieri al termine di un’ora abbondante di presentazione de “La minaccia di Allah”, seconda fatica letteraria dell’eurodeputata Anna Cisint, nella cornice del festival Geografie, a Monfalcone.

Per la cronaca: vendute 200 copie a 15 euro, su una platea di 350 plaudenti spettatori. È stato infatti verso le 12.45 che il pubblico assiepato in piazza ha iniziato a rumoreggiare, nel frangente in cui un giovane liceale di quinta, Umberto Dimitri, citando l’“Homo sum, humani nihil a me alienum puto” di Publio Terenzio Afro (“Sono un uomo, niente di ciò che è umano mi è estraneo”), ha preso il microfono per rivolgere a Cisint due domande schiette schiette. Cioè cosa intenda per «la maggior parte degli islamici non vuole integrarsi», un mantra Lega, e quale sia la soluzione al problema del luogo di preghiera per gli islamici dopo le note sentenze.

Quesiti rivolti «a nome di altri giovani di fede musulmana», non la sua, peraltro. Un fuoriprogramma che ha fatto scendere i titoli di coda, con rammarico del moderatore Lucio Gregoretti: «Non è stato capito quanto detto».

Fuoriprogramma alla presentazione del libro di Cisint: interviene uno studente, il pubblico lo fischia

Mentre il reporter di guerra Fausto Biloslavo a margine ha parlato col ragazzo, in toni decisamente più pacati rispetto a quello serpeggiati nel tendone. Una piccola contestazione c’era stata all’inizio, ma pure lì messa subito a tacere dal pubblico. Per il resto Biloslavo, appena rientrato da Erbil, ha riportato il suo vissuto, descrivendo il conflitto in Kurdistan e l’attacco del drone-kamikaze a un base italiana: colpita una pizzeria. Da fine febbraio la città è finita nel mirino dei missili, visibili dal cielo «in lunghe scie bianche», lanciati da Teheran e milizie filoiraniane. Precipitati su obiettivi militari occidentali, infrastrutture strategiche e i campi dei curdi ostili.

Oltre 70 gli attacchi solo nei primi giorni. Le persone a ripiegare in bunker sotterranei. «Una guerra – così Biloslavo – di cui non sentivamo il bisogno, ma che impatta sui prezzi dei carburanti, sui traffici di Trieste, Venezia e Gioia Tauro». Cisint s’è soffermata invece sull’Islam politico, i finanziamenti alle moschee irregolari e il pericolo di radicalizzazione in Italia. Un rischio «riportato dall’intelligence francese a Macron», per l’asserita «preminenza della sharia, la legge coranica, sull’ordinamento». Quindi il tema della sottomissione: nel libro quattro storie di donne, tre monfalconesi, condizionate nei legami affettivi e «ad abbassare lo sguardo quando ci si rivolge al padre». Ma questo «è la morte dell’individuo», sempre l’eurodeputata, «sotto scorta dal 2024 e con minacce sui social fino all’altro giorno».

L’anteprima a Monfalcone perché «luogo simbolo», delle sue battaglie. Che non finiscono qui.

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