Monfalcone, il consigliere confessa: «Ho travolto io l’anziana: ero accecato dall’insegna»

C’era Maurizio Bon al volante dell’auto che ha investito una pensionata. «Non mi nascondo ma non sono l’unica causa di quanto è accaduto. Lo chiarirà l’autorità giudiziaria»
Bonaventura Monfalcone-06.11.2018 Luogo dell'incidente-Via Boito-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura
Bonaventura Monfalcone-06.11.2018 Luogo dell'incidente-Via Boito-Monfalcone-foto di Katia Bonaventura

MONFALCONE È Maurizio Bon, 60 anni, consigliere comunale di maggioranza, eletto nella lista del Partito dei pensionati, l’uomo alla guida della Citroën Berlingo che due lunedì fa ha travolto in prossimità delle strisce pedonali di via Boito la pensionata del rione Romana Mafalda Visintin, 78 anni, deceduta a Cattinara il giorno seguente.

Quando la notizia è finita sul giornale (e del conducente si conoscevano solo le iniziali) il politico non si è sottratto: «Non ho alcuna intenzione di celare questa cosa», ha detto. Un fatto che, come tutti possono immaginare, sconvolgerebbe chiunque. «Non è nel mio carattere e non voglio nascondermi – prosegue Bon, assistito nella vicenda da un legale –, perché se io posso essere una delle cause di quanto accaduto, e sembra che ve ne possano essere anche delle altre, di causali, spetta solo all’autorità giudiziaria stabilirlo, chiarendo se sia o no colpevole».

Muore anziana travolta sulle strisce in via Boito a Monfalcone


Detto ciò, in un secondo momento aggiunge: «Per ognuno di noi, il primo giudice è se stesso». «E io – aveva riferito qualche ora prima al telefono, prima di rendere tali dichiarazioni di persona – sono già perseguitato da me stesso: ho dei dubbi che fugherà solo l’autorità giudiziaria». La domanda che infatti assilla Bon da dieci giorni è: dov’era la donna? Se chi ha compiuto i rilievi, cioè la Polizia locale, ha accertato che Mafalda Visintin si trovava in prossimità dell’attraversamento pedonale, il consigliere comunale ha messo a verbale di non averla vista affatto. Non ci sarebbero segni di frenata. Ha inchiodato – è la sua versione – quando si è trovato l’anziana sul parabrezza e a quel punto la povera donna è stata proiettata di un paio di metri sull’asfalto. «Io non so dove era la donna e guidavo a meno di 50 all’ora, con entrambe le mani sul volante», racconta. Inoltre, come peraltro già riferito ieri, l’etilometro ha dato responso negativo: Bon non era ebbro al volante.

E allora? «Certamente non aiuta il mantenimento della sicurezza stradale, e sarà mia cura far sì che l’amministrazione comunale verifichi se non sia opportuno riposizionarlo, il videowall (lo schermo luminoso, ndr) che si trova a 5 metri da quell’attraversamento davanti l’Ipersimply». Si precisa che il fatto non è avvenuto di giorno, ma attorno alle 19. «A mio avviso la luce sparata contribuisce a ridurre la visibilità sul punto pedonale», spiega.

Subito dopo l’investimento Bon è sceso dall’auto per prestare aiuto. Una persona, qualificatasi come medico, ha iniziato a soccorrere l’anziana. Un’altra ha telefonato al 118. Il consigliere col corpo faceva schermo ai fari per non abbagliare i presenti e con il suo ombrello riparava la poveretta dalla pioggia. È rimasto lì fino ai rilievi, poi si è recato al comando di via Rosselli (dove gli è stato notificato un verbale di contravvenzione al Codice stradale) per fornire il suo resoconto. Uscito da lì si è precipitato al Pronto soccorso: voleva sapere come stava la donna, che comunque era vigile subito dopo l’urto. Il giorno seguente si è recato a casa del figlio dell’anziana e lì ha appreso il decesso di Mafalda Visintin. A questo punto, Bon non ha molto da aggiungere: «Io, che non sono né medico né sanitario, davanti a un incidente di quel tipo mi sarei aspettato l’atterraggio dell’elisoccorso. Dico questo per deformazione professionale, essendomi occupato di sicurezza».

Il consigliere, iscritto ai Marinai d’Italia e attivo nel volontariato, non vuole dire altro. Non intende manifestare pubblicamente cosa si porta dentro: la convivenza col drammatico fatto resterà per sempre. Aggiunge solo: «Il 1° novembre, in occasione della commemorazione ai caduti, ho approfittato della presenza di un sacerdote e ho trovato conforto a parlare con lui, in mezzo alla strada».

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