Monfalcone, test a 315 persone provenienti da Paesi extra Schengen

MONFALCONE Sono almeno 315 le persone arrivate in città dal primo giugno provenienti da Paesi extra Schengen che oggi e domani saranno sottoposte a tampone per accertare eventuali positività al coronavirus. I controlli saranno effettuati in collaborazione con il Comune negli spazi dell’oratorio San Michele di via Mazzini, messo a disposizione dalla parrocchia di Sant’Ambrogio, dal personale dell’Azienda sanitaria universitaria giuliano isontina a un ritmo di 30 persone all’ora. Si parte oggi alle 8 per terminare alle 17.30, salvo una pausa tra le 13 e le 14, mentre domani la modalità sarà replicata a iniziare dalle 7.30 e fino alle 17, come spiega l’Asugi. In entrambe le giornate ai partecipanti sarà richiesto di compilare un questionario fornito nella lingua madre e le persone risultate negative saranno quindi invitate a sottoporsi a un test sierologico nelle strutture dell’Azienda sanitaria.
Le operazioni saranno supportate dalla Protezione civile locale e da una mediatrice messa a disposizione dal Comune, ma sarà presente anche personale sanitario del Dipartimento di Prevenzione per rispondere a dubbi o altre domande specifiche, come fa sapere l’Asugi. A fronte delle misure concordate con la Regione e messe in atto grazie alla collaborazione con Prefettura e Questura, il Comune e l’Asugi ieri hanno iniziato a contattare tutte le persone provenienti da Paesi extra Unione europea (bengalesi, ma anche serbi) arrivati in città dopo l’1 giugno in modo che partecipino ai controlli. «Questa è un’operazione sicurezza, il modo per affrontare in maniera preventiva una possibile presenza del virus – ha detto ieri il sindaco Anna Cisint –. La metodologia, condivisa con la Regione e l’Azienda sanitaria, è chiara: sono chiamati a un controllo quanti sono arrivati a Monfalcone dall’1 giugno da Paesi extra Schengen».
Bengalesi e non, quindi. Da parte della comunità originaria dell’Asia c’è in ogni caso la massima disponibilità a diffondere le informazioni e garantire la partecipazione al monitoraggio sanitario, a fronte di quanto sta accadendo a Roma a causa dei rientri di connazionali risultati positivi al Covid-19. «Per contenere la pandemia tutti i provvedimenti assunti a ogni livello in Italia sono stati corretti – afferma Sani Bhuyan, volontario dell’associazione Ami, impiegato nel Caf di via Blaserna – e quindi dove esistono dei dubbi la situazione va affrontata. Non si possono correre i rischi di una seconda ondata, dopo i sacrifici effettuati in questi mesi». Nella prima parte della giornata di ieri la mancanza di informazioni precise ha comunque creato qualche preoccupazione. «Mi è stato chiesto se i tamponi sarebbero stati effettuati casa per casa e a chi», ha spiegato Jahangir Sarkar dell’Associazione genitori bengalesi, ribadendo come i rientri dal Paese asiatico non sarebbero stati effettuati da più di una trentina di persone dall’1 giugno. —
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