Trovato un cadavere in un edificio abbandonato di via del Lazzaretto a Trieste
Il deceduto sarebbe un clochard che bivaccava all’interno del cantiere. Il corpo, al momento del ritrovamento, era già in stato di decomposizione

Aveva scelto quel cantiere abbandonato da anni per avere un tetto sotto cui ripararsi. Non avrebbe immaginato che il pavimento in cemento grezzo sarebbe diventato il suo letto di morte.
Tragedia in via del Lazzaretto Vecchio, quasi all’incrocio con la salita al Promontorio. Un uomo è stato ritrovato cadavere all’interno di un edificio in fase di ristrutturazione, i cui lavori sono però fermi da anni. Tanto che lo stabile era meta di sbandati e senzatetto. E proprio uno dei clochard qui ha finito i propri giorni. Il decesso è riconducibile a cause naturali, stando ai primi accertamenti. Forse a una malattia. Accanto al corpo sono stati trovati documenti e oggetti personali utili a identificare la salma. A ieri sera la Polizia di Stato stava ancora completando gli accertamenti.
L’allarme è scattato poco dopo le 10.30 e sul posto sono intervenute immediatamente le Volanti della Questura, insieme alla Scientifica. Il corpo era già in stato di decomposizione e il caldo di questi giorni potrebbe aver accelerato il processo. Lì per lì non è stato possibile stabilire con precisione a quando risalisse il decesso. Ma il corpo non presentava segni di violenza che potessero far pensare a una morte violenta causata da terzi.
Sul posto è intervenuta anche la Scientifica per i primi accertamenti e del ritrovamento è stato avvisato il pm di turno, Federico Frezza. Proprio in base a questi rilievi è stata accantonata l’ipotesi della morte violenta. La salma è stata poi trasferita all’obitorio, a disposizione dell’autorità giudiziaria. La porzione di strada su cui si affaccia lo stabile è stata chiusa al traffico per oltre un’ora: il tempo necessario a eseguire i rilievi, rimuovere la salma e chiudere l’edificio, in modo tale che non continui a essere occupato abusivamente da chi è in cerca di un ricovero di fortuna, non avendo nessun altro posto in cui passare la notte. Dell’operazione si sono occupati i Vigili del fuoco, posizionando un pannello di compensato davanti alla grande porta ad arco dello stabile.
Stando a quanto trapela, il cantiere sarebbe di proprietà di una ditta edile fallita che fa capo a un impresario edile russo, migrato in Croazia. L’impresario, con cui le autorità hanno cercato di mettersi in contatto, risultava irreperibile. Verso mezzogiorno la strada è stata riaperta al traffico e la situazione è tornata alla normalità. La presenza degli agenti, compresi i poliziotti della Scientifica vestiti con tuta bianca, guanti e calzari azzurri ha attirato l’attenzione di residenti e passanti. Più di qualcuno, avvicinandosi al nastro bianco e rosso, chiedeva informazioni, preoccupato che si trattasse di una scena del crimine. Ipotesi scongiurata, stando agli elementi raccolti finora.
A fine marzo una sorte analoga era toccata a un 67enne senza fissa dimora, i cui resti erano stati ritrovati nell’ex stazione di Rozzol, in via Montebello. Il cadavere, lì da mesi, era ridotto a poco più di uno scheletro. In quel caso le ricette mediche e il portafoglio nella tasca dei pantaloni avevano permesso alla Polizia di dare un volto e un nome al malcapitato, morto in solitudine in un posto abbandonato, probabilmente per l’aggravarsi dei suoi problemi di salute. —
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